S INDACATO U NITARIO L AVORATORI P OLIZIA L OCALE 
34 anni a difesa della categoria
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archivio Riceviamo e Pubblichiamo 2015

Miriam ha scritto: “Ricevere i complimenti dalla struttura è davvero un onore, è ciò che mi gratifica di più, perchè so che sono fatti con il cuore e con sincerità. Vorrei aggiungere Mario Assirelli che nel nostro lavoro, ingredienti fondamentali sono la preparazione, la sana curiosità e la passione, ma importante per la riuscita di un intervento del genere è anche il gioco di squadra, la collaborazione dei colleghi e quindi ringraziamo anche Manuel Martini, Andrea, Giuseppe, Gian Piero e Giusy Scarabelli. UNITI SI VINCE!!!”

31 DIRIGENTI REGIONALI ASSUNTI ILLEGITTIMAMENTE.

Lo scorso 7 giugno 2014, il Movimento 5 Stelle Lombardia ha depositato presso la Procura della Repubblica di Milano una querela contro ignoti per denunciare il caso dei 31 dirigenti assunti dalla Regione Lombardia nel 2006 in base a un concorso pubblico poi dichiarato illegittimo da parte del TAR Lombardia (sentenze n. 53/2008 e n. 14495/2010), del Consiglio di Stato in sede di appello (n. 2077/2009) e, infine, dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (n. 14495/2010).

Nonostante le 4 sentenze abbiano dichiarato l’illegittimità dell’assunzione fatta in base al bando annullato, quei 31 dirigenti fantasma continuano comunque a lavorare per la Regione, percependo un regolare stipendio. Il Movimento 5 Stelle Lombardia aveva già chiesto al Presidente della regione Roberto Maroni, sin dal suo insediamento in Regione, di dare “piena e trasparente” attuazione a quanto disposto dai giudici amministrativi e cioè concludere il rapporto lavorativo con i 31 dirigenti e, se necessario, pubblicare un nuovo bando.

La querela contro ignoti depositata agli inizi di giugno e firmata dai portavoce regionali Eugenio Casalino, Silvana Carcano, dal portavoce comunale Mattia Calise e dall’Associazione 5 Stelle per la legalità, chiede che la Magistratura proceda “nei confronti di ogni e qualunque soggetto che verrà ritenuto responsabile” per non aver ottemperato alle decisioni dei giudici amministrativi e ipotizza i reati di rifiuto di atti d’ufficio e omissione d’atti d’ufficio sulla base di altre vicende simili così decise dai Tribunali.

“La denuncia querela – spiegano i depositari – è un atto dovuto: l’inerzia e il silenzio di una amministrazione pubblica rispetto alle sollecitazioni dei tribunali amministrativi non è tollerabile quando si tratta di regole certe. Per anni 31 persone hanno percepito stipendi senza averne alcun diritto. Chiediamo alla Magistratura che accerti i responsabili di un caso che imbarazza l’istituzione, che si protrae da anni e che, a nostro parere, ha danneggiato la regione”.

La querela rappresenta solo l’ultima di una lunga serie di iniziative politiche e legali che il Movimento 5 Stelle ha intrapreso per richiedere il ripristino della legalità facendo anche seguito ad un esposto depositato nel 2012 presso la Corte dei Conti perché fosse valutato l’eventuale danno erariale derivante dall’assunzione dei dirigenti e quantificabile, con una stima al ribasso, in circa 13 milioni di euro. Il Movimento resta fiducioso in attesa delle valutazioni della Corte.

newslwtter del 06/27/2014 – La settimana del Movimento 5 Stelle Lombardia – 20-27 giugno 2014

PENSIERO PERSONALE PROBABILMENTE DETTATO DAL MOMENTO PARTICOLARE IN CUI VERSA LA NOSTRA NAZIONE.

La politica e la nostra Costituzione – dove ci porta e cos’à comportato in Italia.

Rileviamo un elevato astensionismo nell’espressione del massimo potere che ha il cittadino, la crescita del voto di protesta, la più puerile sofferenza quotidiana, mostra quanto ormai sia diffusa tra il popolo/elettore la convinzione che in sostanza Destra e Sinistra si equivalgano, siano, purtroppo, la stessa cosa.

Ovviamente questa opinione può addure molte obiezioni, essa, però, coglie un dato reale e cioè che nel Paese esistono ruoli, gruppi sociali e interessi assolutamente decisivi, i quali però da tempo, pur di conservare un accesso privilegiato alla decisione politica, e così mantenere e accrescere il proprio rango e il proprio potere, si muovono usando indifferentemente la Destra e la Sinistra, al di là di qualunque loro ipotetica contrapposizione.

Istituzioni, ruoli, gruppi sociali e interessi che nessun attore politico ha il coraggio di colpire e che, con il tempo, hanno costituito quello che nella vicenda della Repubblica si presenta ormai come un vero e proprio blocco storico.

Significa un insieme coeso di elementi con forti legami interni anche di natura personale in grado di svolgere un ruolo di governo di fatto di aspetti decisivi della vita nazionale.

È il reale blocco burocratico corporativo, a sua volta collegato stabilmente a quei settori, economici e non, strettamente dipendenti da una qualche rendita di posizione e questi si muovono in collegamento con l’attività dei grandi interessi protetti.

È senz’altro un blocco creato ad hoc ed impermeabile, accentrato nel cuore dello Stato e della macchina pubblica, il cui potere consiste principalmente nella possibilità di condizionare, ostacolare o manipolare il processo legislativo e in genere il comando politico.

Spesso, purtroppo, usato / piegato a fini impropri o personali.

Infatti, si deve riflettere, specialmente di fronte alla componente giudiziario-burocratica del blocco in questione il ceto politico-parlamentare, quello che apparentemente ha il potere di decidere e di fare le leggi, si trova, invece, virtualmente in una situazione di sostanziale subordinazione, dal momento che nel novanta per cento dei casi fare una legge conta poco o nulla se essa non è corredata da un apposito regolamento attuativo che la renda effettivamente operante.

La redazione di tali regolamenti è sempre tutta nelle mani dell’alta burocrazia ministeriale, nonché — senza che vi sia alcuna legge che lo preveda, ma solo per un’antica consuetudine (?!) – essa è sottoposta al vaglio del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti. Un processo al cui interno è facile immaginare quali e quante possibilità si creino di far valere interessi e punti di vista che forzano, o addirittura contraddicono, la decisione — la sola realmente legittima — della rappresentanza politica.

In linea generale e da un punto di vista, diciamo così, sistemico il principale obiettivo del blocco burocratico-corporativo — a parte la protezione degli specifici interessi dei propri membri — è quello di autoalimentarsi, e quindi di frenare ogni cambiamento che alteri il quadro normativo, le prassi di gestione e le strutture relazionali all’interno del blocco stesso.

Insomma, è chiaro, tutto ciò che gli assicura la condizione di potere di cui oggi gode.

Potere che riveste principalmente due aspetti essenziali, quello dell’indirizzo, del suggerimento, del condizionamento, per lo più sotto la veste del consiglio tecnico-legale e quello – ancora più importante – d’interdizione.

Il potere cioè di non fare, di ritardare, di mettere da parte o addirittura di cancellare anche per via giudiziaria qualunque provvedimento non gradito.

Quindi, sul piano generale il risultato inevitabile di una simile azione finisce così per essere nella maggior parte dei casi quello di impedire tutte le misure volte a introdurre meccanismi e norme di tipo meritocratico, intese a liberalizzare, a semplificare, a rompere le barriere di accesso, le protezioni giuridiche e sindacali indebite.

Spesso per il proprio interesse, ma il più delle volte per la sua stessa natura inerziale, il blocco burocratico-corporativo, infatti, tende a lasciare sempre tutto com’è, sotto il controllo di chi è dentro, dei poteri esistenti e dei loro vertici di comando. Non importa se per far ciò bisogna arrivare a vanificare pure il ruolo di imparzialità e di terzietà che dovrebbe essere proprio dello Stato, se per esempio le Authority di garanzia e di controllo piuttosto che esercitare con incisività il proprio mandato e rivendicare con altrettanta incisività un potere di sanzione, preferiscono – come accade di regola – voltare la testa dall’altra parte e lasciar fare i grandi interessi su cui in teoria dovrebbero vegliare.

Chiariamoci, fenomeni più o meno analoghi a quelli fin qui accennati caratterizzano tutti i regimi democratici, però tra i grandi Paesi dell’Europa un processo così forte ed esteso di autonomizzazione degli apparati burocratico-giudiziari e di crescita dei loro collegamenti con gli interessi economici penso si sia avuto solo in Italia. Solo in Italia quegli apparati e gli interessi, economici e non, ad essi collegati, si sono appropriati di spazi di potere così vasti. E di conseguenza – complice il discredito generale della politica – solo in Italia il comando politico e i suoi rappresentanti sono stati così intimiditi, messi così nell’angolo, sono stati resi così subalterni alla sfera amministrativa, non a caso, forse, ciò ha corrisposto a una crisi generale del Paese, a una sua stasi progressiva in tutti i campi, alla sua crescente incapacità di cercare e di trovare strade e strumenti nuovi per il proprio sviluppo.

La gabbia di ferro del blocco burocratico-corporativo e degli interessi protetti ha soffocato la politica.

C’è solo da sperare che questa, nella nuova stagione che sembra annunciarsi, torni a respirare liberamente per assolvere i compiti cruciali che sono esclusivamente della politica e quindi dei cittadini.

Mario

Tutte le strade che un tempo conducevano a Roma conducono oggi agli Stati Uniti d’Europa

Tutte le strade che un tempo conducevano a Roma conducono oggi agli Stati Uniti d’Europa: questo scriveva nel 1947 Piero Calamandrei auspicando che l’Europa unità costituisse lo strumento per evitare nuove guerre in Europa. La storia ci insegna che le guerre in Europa ci sono comunque state, ma in quelli che erano gli stati dell’ex Yugoslavia, dimostrandoci che, con tutti i suoi difetti, l’Unione Europea come strumento di pace funziona. Come dire: la bellicosità franco-italo-tedesca (motore delle due guerre mondiali che hanno insanguinato il secolo scorso) è stata imbrigliata/sfogata nelle “guerre per la predominanza economica”.

Detto questo ecco la notizia! Lunedì 1 luglio 2013 anche la Croazia entra nell’Unione Europea, con tutto quanto ne consegue sul controllo della patente di guida, sulla residenza normale prevista dall’art. 118bis cds, l’importazione veicoli, la misura della cauzione ex articolo 207 cds, ecc

Attenzione quindi ad annotare la Croazia fra gli stati comunitari: anzi, unionali!

Nessuna novità invece per quanto attiene la copertura assicurativa: la Croazia, pur extracomunitaria, aveva già aderito all’accordo europeo (da non confondere con comunitario) di non controllo della copertura che si riteneva assolta con la semplice immatricolazione del veicolo

Bando per la cessione di n.4 mountain bike ad un Comando di Polizia Locale

A seguito del recente rinnovo del parco mezzi a due ruote, che ha visto il Comando di Polizia Locale di Ciampino dotarsi di nuove mountain bike per le pattuglie in servizio di polizia di prossimità in bicicletta, lo stesso Comando mette a disposizione dei comandi di Polizia Locale d’Italia le 4 mountain bike attrezzate utilizzate finora.

La cessione, che avverrà a titolo gratuito, avverrà mediante bando per l’aggiudicazione delle stesse, al quale potranno partecipare tutti i comandi del territorio nazionale purchè nella richiesta venga allegato un progetto per il loro utilizzo. Il termine ultimo per la presentazione delle domande è il 16 luglio 2013.

Il bando è disponibile sul sito www.polizialocaleciampino.it

“Basta gettare fango sulla Polizia Locale! Le regole vanno rispettate
dappertutto”

Buongiorno,
Vi inoltro i vivaci articoli giornalistici associati ai seguenti
links, nei quali si contesta apertamente l’operato della Polizia Locale
di Treviglio per aver accertato infrazioni ed elevato conseguenti
verbali alla Croce Verde di Albino. Nella fattispecie l’ambulanza della
citata associazione onlus superava di poco il limite di velocità sulla
statale 42 (circolava a 96 Km/h anziché 90 Km/h) ma a quanto pare non
aveva attivato i dispositivi supplementari di allarme ed a luce
lampeggiante blu.      I Poliziotti Locali giustamente, portavano a
termine i propri doveri d’Ufficio notificando all’interessato
presidente i relativi atti amministrativi, numerati e non stracciabili,
come avviene imparzialmente per ogni conducente indisciplinato. Giova
precisare che neanche tanto tempo fa, i Carabinieri di Clusone
ritiravano la patente ad un volontario del summenzionato gruppo di
soccorso poiché aveva effettuato un sorpasso azzardato in prossimità di
un’intersezione critica, senza accendere lampeggianti e sirena – come
si evince da quanto divulgato.
In replica a quanto pubblicato, la Polizia Locale non conserva alcuna
esigenza ridicola di “fare cassa” ma il suo terreno prioritario di
intervento è quello di garantire elevati standard di sicurezza generale
alla collettività. Gli Agenti non hanno nulla contro gli operatori
sanitari poiché giornalmente salvano la Vita a numerose persone.
Tuttavia, nessun veicolo, con qualsiasi livrea, è autorizzato a
compiere manovre spericolate che possono costituire un serio pericolo
per gli utenti della strada, tanto più se si tengono spenti gli
impianti visivi/acustici previsti dall’Art. 177 del Codice della
Strada. Io non mi vergogno di essere un Agente di Polizia Locale, ogni
comportamento umano è disciplinato da norme giuridiche obbligatorie per
tutti che non possono essere infrante. L’ambulanza in questione, quando
viola la Legge, deve essere espressamente in stato di urgenza, ben
visibile ed udibile a distanza, allo scopo di non cagionare incidenti
stradali con vittime innocenti per aiutare il malcapitato di turno.

http://www.ecodibergamo.
it/stories/L’Urlo/382710_far_cassa_multiamo_le_ambulanze_regnano_superficialit_e_pressapochismo/

http://www.giornalettismo.com/archives/210081/lambulanza-multata-per-
guida-pericolosa/

Distinti Saluti
Agente di POLIZIA Locale
LIZZOLA Mirko
Iscritto SULPL

Sicurezza, incontro tra assessori di Piemonte e Lombardia per l’extraterritorialità della Polizia locale tra regioni diverse
Possibilità dell’extraterritorialità da parte degli agenti tra regioni diverse soprattutto in vista di Expo 2015, possibilità di accedere al Servizio d’informazione Centrale da parte delle polizie locali, e possibilità, sempre per la Polizia locale, di avere maggiore autonomia.
Sono questi i tre temi su cui si è focalizzato l’incontro avvenuto ieri – giovedì 16 maggio – a Milano, nella sede della Regione Lombardia, tra l’assessore alla Promozione della Sicurezza e della Polizia locale della Regione Piemonte, Riccardo Molinari e l’assessore alla Sicurezza, Protezione Civile e Immigrazione della Regione Lombardia, Simona Bordonali. Temi questi su cui i due assessori si sono detti in perfetto accordo.

Chiederemo – ha dichiarato l’assessore regionale piemontese, Molinari – di essere ricevuti dal Ministro dell’Interno Angelino Alfano perché vogliamo che il Servizio d’informazione che consente l’immediata visualizzazione della situazione giudiziaria di una persona, possa essere accessibile anche alle polizie locali e non solo alle forze dell’ordine come polizia e carabinieri”.

“E’ un meccanismo che consentirebbe – ha proseguito l’assessore– maggiore efficacia ed efficienza nel controllo del territorio da parte dei nostri agenti, supportando in maniera concreta l’operato delle altre forze dell’ordine”. L’idea è di cominciare con una sperimentazione sui capoluoghi delle due regioni e poi, se l’iniziativa si rivelerà valida ed utile, chiederemo che possa essere estesa ad altre realtà territoriali.

C’è poi il tema dell’extraterritorialità. Si tratta di consentire agli agenti della polizia municipale di poter intervenire non solo da un comune all’altro, ma anche di poter andar a scavalco di diverse regioni. Ad esempio la vicinanza territoriale ed economica tra Piemonte e Lombardia consentirebbe un miglior controllo del territorio. Su queste iniziative intendiamo coinvolgere anche la regione Veneto”.

“Rimane poi sempre sullo sfondo anche il grande capitolo di una sempre maggiore autonomia e capacità di iniziativa da parte delle polizie locali. Anche di questo parleremo con il ministro Alfano. È indispensabile, infatti, attivare tutti gli strumenti possibili per conseguire maggiore efficacia ed efficienza nel controllo del territorio”.

> Buongiorno a tutti, segnalo con profonda amarezza l’articolo redatto da un gruppo di persone che desiderano organizzare un referendum per abolire la Polizia Locale, trasformando gli operatori in banali operatori del traffico, senza alcuna qualifica. La vincenda si commenta da sola…
>
http://www.polizialocale.it/aree/stampa.aspx?idt=3&s=4&id=12614
>
> Teniamo duro!
> Agente Lizzola Mirko
> Iscritto SULPL

IL CASO DEL COLLEGA SU FACEBOOK

Quando lo sgombero dev’essere politicamente corretto

09 aprile 2013 – 19:45 Condanna sì, ma rigorosamente secondo la più classica dottrina della singola “mela marcia”. Nella bufera che si è scatenata sulle foto e i commenti postati su Facebook dal vigile urbano Giovanni T., svelati ieri da Zic e poi spariti, il mondo istituzionale e politico della città non sorprende: le responsabilità del singolo agente vengono stigmatizzate e anche duramente, ma guai a gettare la minima ombra sulla Polizia municipale. Allo stesso tempo, non si può non notare una certa retorica di fondo: sgomberare i rom e i senza tetto va bene e, non a caso, su questo terreno il Comune non lesina interventi; ma farlo aggiungendo qualche frase “politically uncorrect” questo no, proprio non si fa…Nel frattempo, si apprende che la Procura ha aperto un fascicolo conoscitivo sul caso, per ora senza alcuna ipotesi di reato. Ieri sera e’ stato il comandante dei vigili di Palazzo D’Accursio, Carlo Di Palma, a fare la segnalazione alla magistratura. Lo stesso comando ha anche avviato una sorta di “inchiesta interna” sull’agente, che potrebbe portare all’adozione di provvedimenti nei suoi confronti.Tornando ai commenti, il primo ad intervenire in giornata è stato il capogruppo del Pd in Comune, Francesco Critelli. Il suo auspicio è che arrivino presto “provvedimenti chiari”, questo “anche a salvaguardia di tutti gli altri agenti” perche’ “il comportamento scellerato di questo singolo rischia di ingenerare nella popolazione un giudizio complessivo che invece noi dobbiamo sforzarci di evitare”, dice Critelli. “Uno o comunque pochi singoli che si rendono protagonisti di queste dichiarazioni e comportamenti, che non esito a definire vergognosi, non ci devono assolutamente portare a un giudizio negativo sull’intero corpo della Polizia municipale, che e’ un corpo assolutamente sano, composto da persone oneste e capaci”. Per il dirigente del Pd, “non bisogna lasciarsi andare a prese di posizione o alimentare la polemica, perche’ nel momento in cui sono in campo i diretti responsabili devono poter svolgere loro attività in maniera serena”. Più secco il commento dell’assessore Matteo Lepore: “Frasi non degne della divisa ne’ di questa città” e per le quali “non c’e’ alcun tipo di giustificazione”. Sempre in casa Pd, il presidente del quartiere Navile, Daniele Ara, dice: “Il caso delle dichiarazioni razziste e superficiali dell’operatore della Polizia municipale amareggia molto per due ragioni un razzismo strisciante da respingere e un’offesa per gli operatori della Polizia municipale impegnati ogni giorno per il rispetto della legalità. Spero che la persona interessata chiarisca pubblicamente la sua opinione. Sarebbe un fatto di civiltà”.Sul caso è intervenuto anche il prefetto, Nicola Tranfaglia: “Se quanto riportato dalla stampa corrisponde al vero, non esito a definire quanto accaduto inqualificabile” e “mi auguro che la realtà non sia nei termini riportati”. Infine, il sindacato di categoria Sulpl, a cui Giovanni T. non è comunque iscritto. “Pensiamo che sia un episodio molto grave e da condannare perche’ chi indossa una divisa deve stare attento a quello che dice e a quello che fa, perche’ noi siamo l’anello di congiunzione tra cittadini e amministrazione, tutto deve essere soppesato. Tuttavia, c’’è’ da dire che Bologna non è come Milano o Roma, ci conosciamo tutti e su di lui non abbiamo mai rilevato criticità. Non ha mai dato problemi e ha sempre avuto una professionalita’ positiva. Speriamo che di questo episodio sappia dare una giustificazione”. ( articolo tratto da: http://www.zic.it/quando-lo-sgombero-devessere-politicamente-corretto/ )


“Sgomberiamo qualche zingarello” – Vigile urbano infiamma Facebook

Un agente della municipale di Bologna ha pubblicato una foto su una ‘visita’ a un campo rom accompagnandola con la frase: scoppia la polemica

di Massimo Fagnoni (Segreteria SULPL di Bologna)

Prendo la frase direttamente dal Carlino online proprio per non rischiare di fare la parafrasi dell’’articolo. Leggo anche il volantino delle USB, sull’’argomento, quello intitolato RAZZISTI E SCIACALLI. Ma andiamo con ordine e per fare questo devo premettere, come scrivevo pochi giorni fa nel mio blog, che non mi piace Facebook anche se lo uso e cerco soprattutto di non farmi usare dallo strumento, perché come tutti i social network non nasce per altruismo, ma come sappiamo è un grande business per chi ne può utilizzare i dati, e questo è un fatto che non bisogna mai dimenticare quando si decide di iscriversi e utilizzare un mezzo di socializzazione. Detto ciò, è chiaro che nel momento in cui uno di noi decide di utilizzare il mezzo deve fare doppia attenzione, nel mostrare immagini, nel prendere posizione e anche a quanto pare quando decide di cliccare semplicemente un mi piace. E’’ ridicolo lo so, ma ci tocca, perché indossare una divisa significa prendersi responsabilità, e noi lo sappiamo, lo sappiamo bene. L’’opinione pubblica è sempre pronta a crocifiggerci, perché noi siamo considerati gli esattori dei Comuni, i cani da guardia delle amministrazioni locali. Se adesso però osservo l’’episodio in tutta la sua consistenza trovo poco o niente, frasi spezzate, sicuramente non brillanti, ma neppure così scandalose e irriverenti, mostrano un lato del nostro lavoro, sottolineano il disagio di operatori sempre in prima linea, sempre nei luoghi più degradati, perché noi siamo coloro che tali luoghi li conoscono meglio, siamo esperti del territorio e delle sue problematicità. Questa è l’’unica informazione che è stata trascurata da tutti gli attori in campo.

I media hanno dato voce a un quotidiano on line autogestito Zic che in maniera retorica e semplicistica scava per cercare il marcio anche dove non c’è, per sparare, metaforicamente parlando, su qualsiasi divisa si muova, sport nazionale ormai, perché criminalizzarci sia che indossiamo la divisa degli agenti della polizia locale o un’’altra forza dell’’ordine, non importa… basta attaccare. I colleghi dell’’USB invece, nel loro volantino, parlano di compiti tradizionali del nostro Corpo, disattesi, perché costretti a impegnarsi nel controllo e repressione del disagio e delle categorie denominate nomadi (impropriamente) o dei senza tetto genericamente. Entrambi gli interventi, sia quello autogestito dal sito politicizzato, amplificato dai media, sia quello del sindacato di base saltano a piè pari un aspetto invece determinante, e cioè il ruolo sempre più importante del nostro corpo nel tessuto sociale della città. Non è questione di amministrazioni di sinistra o di destra, ma è un problema sociale. Nel tempo il lavoro è cambiato, e i compiti tradizionali si sono trasformati. Oggi non ci occupiamo solamente di viabilità e traffico, abbiamo dovuto imparare, nostro malgrado, a gestire il degrado, la microcriminalità, e la gestione dei rapporti con le cosiddette categorie sociali menzionate nel volantino dell’’USB. Noi siamo coloro che la città la conoscono meglio, perché qui ci siamo formati, siamo diventati un punto di riferimento per la collettività, se ci occupassimo d’’altro, come dicono i colleghi dell’’USB, sicuramente in città si creerebbe un vuoto operativo difficile da colmare. Su un punto però sono d’’accordo con i colleghi, sulla condanna della facilità con cui i mass media ci utilizzano sempre come facili bersagli, in un mondo dove la realtà non è più rilevante, ma serve solo come spunto per creare notizie diffamatorie che servono per vendere giornali, o per veicolare un’’opinione pubblica assuefatta alla maldicenza e alla denigrazione. Due considerazioni finali. Noi come SULPL non ci stancheremo mai di difendere i colleghi, fino alla fine e fino a prova certa di colpevolezza, perché questo deve essere il mandato di un Sindacato dei lavoratori: difendere l’ uomo o la donna che indossa la divisa, con lucidità e coraggio. Ultima considerazione, in realtà una raccomandazione: Facebook se proprio volete utilizzarlo fatelo misurando le parole, controllando i pensieri, proprio come fate nella vostra vita di relazione, quella vera, quella di tutti i giorni, perché una fotografia, un’’affermazione, anche un solo clic sbagliato, rimarrà in rete nei secoli dei secoli a vostra futura sventura.

 

Uomini e simboli

massimo gramellini

«Buongiorno, sono un vigile e lavoro a Torino. Lavoro in moto. Venerdì percorrevo una strada nei dintorni del municipio quando dieci anarchici mi sono sbucati davanti, a volto coperto e armati di bastoni. Ci siamo guardati per un tempo che a me è sembrato lunghissimo. Non so dirle perché, non provavo panico. Paura sì, ma non panico. Avrebbero potuto assalirmi con facilit à mentre tentavo di spostare la moto. Invece urlavano, gesticolavano, ma stavano fermi. Quando sono riuscito a ripartire nella direzione opposta hanno cominciato a correre, ma era troppo tardi per raggiungermi, mi hanno tirato solo un paio di sassi che non hanno causato danni.

«Esiste un flebile muro che separa, per fortuna, l’intenzione della violenza dall’attuazione della stessa. Un muro di cultura, di istinto, non saprei, forse di pietà. La mia calma ha forse ricordato al cervello di quelle persone che non erano di fronte a uno gnu impazzito dalla paura, ma a un uomo che cercava di uscire razionalmente da una situazione pericolosa. Ripensandoci, avrei voluto scendere dalla moto e avvicinarmi amichevolmente, mostrando alla loro rabbia che dentro la divisa c’era una persona come loro, non molto più vecchia di loro. Vent’anni fa ero anch’io tra quelli che manifestavano ed erano arrabbiati, anzi, lo sono ancora e ancora manifesto, se serve, ma l’opzione della violenza vigliacca non lo mai presa in considerazione. Ringrazio i miei genitori, che mi hanno insegnato a vedere le persone dietro i simboli. A pensare che su entrambi i lati della barricata c’è qualche papà che, come me, si preoccupa per il futuro del suo bimbo e non vede l’ora di rivederlo ».

http://www.lastampa.it/2013/04/18/cultura/opinioni/buongiorno/uomini-e-simboli-2glBzQ9UcIdRiFrp1h9dsI/pagina.html

Gioventù bruciata – di Gaspare Serra

TRICHIANA «Perchè sono partiti con tutta questa nebbia? È il comandante che ha deciso di partire, il comandante l’ha deciso». Il terzo tecnico dell’elicottero, Franco, dipendente della Smart Elicotteri, è rimasto nel B&B La Colombera ieri mattina: ha visto partire i colleghi, ha sentito il botto poco distante, alcuni minuti dopo. Franco è ancora sconvolto, piange, la titolare del B&B fa quadrato attorno al giovane, poco più che venticinquenne: ancora in tuta tecnica da meccanico si affaccia appena alla porta finestra del locale. Fatica a parlare: «Il mio nome? Non importa, neanche il loro: tutto non ha importanza, loro non ci sono più». Loro: Silvio e Felice con i quali ha condiviso più campagne di vaccinazione in provincia di Belluno. La squadra era arrivata giovedì e sarebbe dovuta rimanere una settimana per svolgere il lavoro vinto con l’appalto del ministero. Franco è stato sentito per tutto il pomeriggio dagli investigatori della squadra mobile che hanno cercato di ricostruire le circostanze con cui si è deciso di volare nonostante le condizioni proibitive e la visibilità zero sulla zona; oltre alle condizioni del velivolo. «Sono andati su e si vedeva bene, c’era il sole, altrimenti non si sarebbero alzati» spiegano i titolari del B&B che li ospitava «Già a maggio sono stati qui per un primo giro di profilassi». A poca distanza dall’incidente ci sono alcune case e in una di queste stavano lavorando alcuni tecnici elettricisti della ditta Offredi. Sono stati loro i primi a chiamare i soccorsi e a raggiungere l’elicottero sperando di poter aiutare qualcuno. Racconta Enzo Cappiello: «Stavo entrando quando ho sentito prima il rumore anomalo di un motore e pochissimo dopo un botto fragoroso». Difficile dire se il rumore sentito prima dello schianto fosse dovuto a un guasto del motore o al danno provocato dall’urto contro la casa vicina. «Quando ci siamo accorti che stava succedendo qualcosa di strano, l’elicottero stava già cadendo», continua Cappiello. «Ci siamo precipitati fuori ma era già caduto, siamo corsi in quella direzione e nel frattempo ho chiamato i vigili del fuoco. In pochi istanti ci siamo trovati davanti un ammasso di rottami fumanti e abbiamo visto subito i corpi di quei poveri giovani. Uno di loro sembrava ancora vivo, si muoveva, sembrava che respirasse, ma non so dire se questa fosse solo una nostra impressione, perché le condizioni di entrambi erano veramente brutte». In pochi istanti attorno all’elicottero si sono riunite alcune persone, tutte a chiedersi cosa fare. «Alcuni volevano aiutare quel ragazzo che sembrava ancora vivo, altri dicevano di non spostarlo per evitare di peggiorare la situazione. È stato terribile, perché mi sentivo impotente e ogni istante che passava prima dell’arrivo dell’ambulanza sembrava infinito». (i.a.ELICOTTERO SI SCHIANTA  ATRICHIANA

 

di conoscere queste persone per motivi legati al degrado della zona e delle situazioni di vivibilità nelle case, e non vorrei sembrare troppo di parte.
Chi Vi voglio segnalare, in quanto Voi potete e siete in grado di dare visibilità e conoscenza ai più, sono alcuni vigili della caserma di via Settala.

Sono stata nel loro piccolissimo ufficio al piano terra della caserma, l’anno scorso, dove ho portato alcune segnalazioni su situazioni pericolose e gravi circa alcune case del quartiere con situazioni di degrado e vivibilità disumane per le persone povere, sfruttate e costrette a vivere, non hanno alternative, peggio di animali.

Questi vigili sono solo in tre e di loro non ricordo i nomi, conosco solo il numero di telefono 02-77270657. Oltre ad essere persone di una umanità straordinaria, lavorano solo su casi di drammi umani e famigliari, mi hanno dato una soddisfazione incredibile e in poco tempo hanno affrontato i problemi da me esposti.

Ho colloquiato con loro e ho scoperto e potuto vedere delle cose che il Vostro articolo diventa quasi uno scherzo. Sono venuta a conoscenza che l’uso delle candele per illuminare le case, l’uso di falò per riscaldarsi e cucinare, l’uso di acqua riciclata più volte per lavarsi è ordinaria quotidianità per innumerevoli persone, italiane e straniere.

Ripeto, non vorrei esagerare, ma questi tre uomini sono da due anni impegnati in questa battaglia, ho saputo che non guardano troppo agli orari di lavoro e che hanno aiutato molte persone anche con iniziative personali lasciando loro cibo e a volte qualche soldo.

Sono cattolica e credo nell’esistenza degli angeli tra noi.

Hanno fatto centinaia di interventi e so che li segnalano agli uffici che Voi chiamate delle Autorità alle politiche sociali.

Ecco, questa mia solo per informarVi, come giornalisti credo Vi interessi, per dare alle persone che si trovano in condizioni di vita abitativa dove il pericolo è sempre in agguato, l’informazione che nella nostra zona esiste qualcuno a cui rivolgersi.

Da questi vigili si trova una parola e un consiglio, che per alcuni non sono nulla ma che per tanti, sono salvezza, soprattutto psicologica, di sapere di non essere soli, di avere qualcuno che ti ascolta.

Confido in Voi, nella Vostra professionalità, nella Vostra umanità dimostrata insieme alla Vostra voglia di far sapere continuamente i problemi di molte vite e di risaltare anche chi merita il giusto ringraziamento e attenzione. Nel paese dei corrotti, dei fannulloni e degli assenteisti, bisogna esaltare chi invece lavora con passione per aiutare il prossimo.

Grazie della Vostra disponibilità e continuate nella Vostra meravigliosa opera di interesse


ai veri problemi della gente. Che Dio Vi benedica.”

(nb: POLIZIA LOCALE MILANO, COMANDO ZONA 2, via Settala 30)