S INDACATO U NITARIO L AVORATORI P OLIZIA L OCALE 
33 anni a difesa della categoria
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archivio Riceviamo e Pubblichiamo 2017

La sicurezza urbana che verrà / il dibattito.
L’impostazione e la lettura politica del Ministro dell’Interno mi pare lucida e condivisibile. Anche per questo conto che sia pienamente obiettivo e conseguenziale nella considerazione di quella forza pubblica, di quella polizia che LOCALMENTE sarà primariamente investita del problema. Ribadisco in tre punti alcune considerazioni a riguardo:
1) la sicurezza pubblica DEVE coniugarsi con la tutela delle libertà ed i diritti di ognuno di noi, di ognuno dei Cittadini, perché nel nostro sistema liberaldemocratico (che tale deve rimanere) la sicurezza è un diritto dei cittadini per vivere meglio e non è lo strumento del potere per preservare se stesso ed i suoi cortigiani. Fuori da polemiche sterili, ricordo che sicurezza pubblica -in una visione che sia equilibrata e non sia sociopatica- è la stessa cosa, anche se a “destra” si chiama ordine, al “centro” si chiama civile convivenza e a “sinistra” si chiama qualità della vita.
2) i fenomeni di cosidetta “micro-criminalità” non sono tali se non solo in apparenza. E guai ad interpretarli o a mistificarli per tali. Quello che sembra un episodio “piccolo” ed a sé stante (la singola prostituta, il giovanetto che passa una dose ad un altro, il furtarello di un’auto o un borseggio), quello in cui con leggerezza si pensa si possa intervenire in maniera “locale” e con approccio “sociale” è in realtà ben altro. È la prostituta che esercita in simbiosi (al di là del suo grado di assoggettamento e di condivisione) con un mondo criminale che le assegna la zona, che le “chiede” favori, che lucra e prospera. È il consumatore che è soggiogato dai pusher ed è organico al mantenimento di quel mondo criminale oppure è direttamente il piccolo pusher che comunque non è un agricoltore diretto né un ingenuo appassionato che gioca al “piccolo chimico” per cui coltiva o produce da sé la “roba”, piuttosto è l’ultimo tassello di un ingranaggio che arriva da lontani campi colombiani o del sud-est asiatico o dal laboratorio nei bassi di una qualunque delle nostre città. È il ladruncolo che non si appropria di auto per una sua personale scuderia o vasta collezione ma per smerciarne in un giro che è tra i più redditizi delle organizzazioni criminali per rapporto rischio/benefici e per l’enorme indotto su cui non sempre riflettiamo (auto e pezzi di ricambio, documenti personali falsificati o falsi, così come false chiavi, targhe placchette di telaio, ecc.). C’è un continuum criminale che ha agli estremi sia il balordo od il debole che compie attività illegali, sia il potente latitante che vive più o meno nascosta la sua prigione dorata senza sbarre; dentro questo continuum c’è la ben nota terra di mezzo coi suoi intermediari, coi suoi lestofanti, coi sui colletti bianchi, coi suoi politici, con le sue mele marce tra poliziotti e magistrati. Altro che micro-criminali e micro-criminalità.
Al di fuori di questo mondo c’è la bravata e la monelleria (il vetro rotto, il suonare i campanelli e scappare, ecc.) su cui non deve intervenire sistematicamente la polizia (né la “locale”, né la “statale”), il cui ruolo deve limitarsi ad essere indirettamente dissuasivo con la presenza ed il controllo del territorio (tutt’al più con un “terrorizzante” sguardo arcigno da poliziotto-papà, ammesso che funzioni), mentre il controllo dei monelli e degli esuberanti va gestito a livello familiare con eventualmente aiuto sociale, mai poliziesco. Anzi e con chiarezza evitiamo che “polizia” torni ad essere sinonimo di “politica”, di intervento su tutto, come era nell’ottocento e come era nello Stato di polizia prussiano e come a qualcuno piacerebbe tornare oggi). Ma non credo che il decreto sicurezza urbana -su cui si sono soffermati ministri e parlamento e tanti cittadini, primi e ultimi, con e senza uniforme-, riguardi i monelli. Così come non può e non deve essere la scusa per far pensare a Sindaci (istituzionalmente da rispettare, senza dimenticare che comunque non sono poliziotti col grado di “sceriffo” o magistrati, bensì sono esponenti politici, esponenti della loro comunità e degli equilibri locali, non sempre espressivi di buone pratiche e di legalità) che giocano senza alcuna competenza tecnica e cognitiva con cose delicate o che invece si inventano le ordinanze di divieto di mangiare in pubblico non per il decoro o per colpire chi sporca, bensì per favorire commercianti ed esercenti vari.
3) Infine e tutt’altro che minore. Non prendiamoci in giro col passaggio dalla sicurezza pubblica a sicurezza urbana (”in qualsiasi modo si chiami la rosa fa sempre lo stesso profumo”), con il ruolo di viceregista assegnato al Sindaco. Sempre intervento di polizia è. la Polizia locale è pronta da tempo (anzi lo fa da tempo) per intervenire bene. Occorre smettere di giocare con visioni tronfie, surreali e mistificanti che vedono polizie di serie A e polizie di serie B (anzi quasi-polizie), che vogliono (ab)usare i professionisti della sicurezza a titolo di poliziotti nei doveri e di impiegati odinari nei diritti, nelle tutele, nella considerazione-integrazione nel sistema statale di polizia (risorse organizzative, strumentali, cognitive e relazionali) e, infine, nella (sotto)considerazione normativa, amministrativa e di regime lavoristico. Occorre prendere atto che la Polizia locale è forza pubblica, forza di polizia, che necessita un coerente trattamento giuridico, amministrativo e contrattuale. Ciò fermo restando il suo essere inserita nelle Autonomie locali. polizia locale ma non localistica, non “solo-comunale”. Ripartire da una polizia moderna, civile ben preparata che agisca in sede locale, intesa come parte della Repubblica. Quindi come forza di polizia locale, parte ben integrata nella complessiva polizia della Repubblica. Agire localmente, pensare globalmente, con qualità e qualifiche senza discontinuità temporali o territoriali (cui prodest ?) senza menomazioni e bruschi cambi di status superata una linea di mezzeria stradale o andando fuori comune in vacanza con la propria famiglia o da soli per ritorvarsi col simpaticone che si è arrestato nella qualità. Qualcuno si è mai chiesto perche i poliziotti della penitenziaria hanno (e devono mantenere!) la loro qualità di poliziotti anche “dopo”, fuori dalle mura ? Sarebbe assurdo il contrario per tutta una serie di motivi grandi e piccolo, anche nel loro caso che è quello oggettivamente di attiivtà di polizia più circoscritta che ci sia, sostanzialmente svolta nell’ambito della struttura fisica carceraria e con un grado di intervento esterno -teoricamente possibile e che ripeto deve rimanere!- quasi del tutto inesistente se comparato a quello delle forze di polizia. Statali e Locali

Caro Mario. Sono scoraggiatissimo di come prosegue la situazione della PL tra riforma (?) del pubblico impiego e decreto sicurezza urbana bis.

Occorre una reazione forte e partecipativa da affiancare al lavorio politico e diplomatico.
Qualcosa che faccia presagire alla POLITICA nazionale e locale i problemi di avere una PL con poliziotti nei doveri e impiegati ordinari nei diritti, nelle tutele e nelle possibilità di accedere a risorse.

Qualcosa che comunichi coi/ai colleghi tutti con forza ed efficacia il problema e le risposte.

Su tale linea ipotizzo (a mo’ di esempio) due-tre iniziative:

1) una lettera (via pec: economica ed avente effetto) dove si chiede (pretende) a comuni, inail ec altri che abbiano correlazione, circa la situazione attuale della PL per quanto attiene a tutele previdenziali, assistenziali ed assicurative e per quali compiti e modalità. Intimando ai Comandanti di tenerne conto ovvero di assumersi le responsabilità per usi diversi e non coperti (basta con comandanti ed ancupm che danno un colpo al cerchio ed uno alla botte)

2) un preavviso lettera-tipo che informa della possibilità di un passaggio collettivo alla qualità di obiettore di coscienza, con conseguente perdita della qualità di agente di p.s. (la cosa va fatta con cautela ma decisione, con ampio coinvolgimentodi ogni collega della PL italiana e costringendo le altre sigle sindacali ed associazionistiche ad allinearsi, con iniziativa simile alle veccchie iniziative del sindacato che parlava con ogni collega e gli chiedeva di sottoscrivere determinate cose per farne un uso massiccio e sindacale di pressione)
Anche qui come comunicazione via pec inviata ai comuni a titolo di comunicazione sindacale da consegnarsi ad ogni operatore con consegna formale, sottoscritta e comunicata al mittente

3) una iniziativa anti-uso della uniforme che ci fa “equivocare per forza di polzia e forza òpubblica” ingenerando nel cittadino aspettative e confusione. Con iniziative volte a pretendere che intanto ci si cambi nei comandi, con luoghi idonei e con tempi da inserire nell’orario di lavoro; quindi al non uso dell’uniforme

Il tutto come grande provocazione, ma non come bluff, facendo ben capire che si vuole insistere ed arrivare a quanto minacciatocui dedicare

Se ci vogliono come ispettori sanitari delle asl facciamogli capire e toccare con mano cosa significa. Studiamo iniziative di legittimo boicottaggio delle funzioni di polzia stradale e facciamo muovere il culo ai carabinieri. facciamo solo la polizia amministrativa e il più possibile in ufficio, comunichiamo ai magistrati la difficoltà di operare servizi di p.g. nelle attuali condizioni di dotazione e normativa.

Ti chiedo di trovare due minuti per rispondermi. Anche con un vaffanculo, se vuoi … è pur sempre una risposta.

NO AL CAPORALATO DELLA PL, sotto Sindaci, sotto prefetti, a fare un lavoro di polzia in NERO.

Riceviamo, pubblichiamo e commentiamo!
Dai cugini del Diccap siamo venuti a conoscenza di questa grande bufala, l’ennesima ci vien da dire, da parte del Csa, che con grande arroganza si autoreferenzia, presentandosi come il sindacato della Polizia Locale (che il grande Garofalo, segretario generale Csa nell’articolo chiama “vigili urbani”…). Per smentirlo su questo punto basta dire che il Csa è un calderone di sindacati all’interno del quale i 2 della Polizia Locale sono minoritari rispetto agli altri 6! Garofalo si vanta inoltre di “aver promosso recentemente due scioperi nazionali”. Vero, ma in che modo? aggregando qualcuno della Polizia Locale che ha partecipato senza la Divisa, molti pensionati ed insegnanti? ma complimenti! e soprattutto con quale risultato? Una grande figuraccia! che ha solo danneggiato la Categoria. Scioperi strumentali per il proprio tornaconto. La Categoria non vuole proclami, ma azioni concrete… e queste ultime non può certo annoverarle il Csa, sindacato mai esistito per la Polizia Locale Italiana, ma solo per difendere i propri potentati locali. Questa è la verità! A noi del Sulpl è bastato un contatto per far ripristinare l’indennità di Ordine Pubblico, perchè noi contiamo!
Fatta questa doverosa premessa, entriamo nel merito della questione: Martinelli non è un dirigente Diccap; Garofalo annuncia che il trasferimento delle tessere sarebbe già in atto e diventerebbe definitivo a giorni e precisa che lo stesso avverrà con un “traghettamento di tessere” e non con un’aggregazione di sindacati. E chi mai, ci chiediamo, vorrebbe aggregarsi a chi pensa a giocare così sporco, solo perchè sa che sta affondando e vorrebbe portarsi con se anche l’antagonista e cioè il Diccap che tra l’altro collabora con il Sulpl (che è l’unico Sindacato di Categoria che da 29 anni lotta per la stessa, anteponendo in ogni occasione gli interessi dei Lavoratori ai propri)? VERGOGNA!!!
La verità è solo questa: IL CSA SI STA SPACCANDO, STA PERDENDO PEZZI E VERSA IN GROSSE DIFFICOLTA’; LE ISTITUZIONI COME DA CCNQ FIRMATI GLI HANNO CHIESTO LA RESTITUZIONE DI CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO PER I DISTACCHI SINDACALI E ORE DI PERMESSO SINDACALE UTILIZZATE IMPROPRIAMENTE. COME PONZIO PILATO I GRANDI CAPI DEL CSA SE NE SONO LAVATI LE MANI, PER CUI I LORO DIRIGENTI SONO IN GROSSE DIFFICOLTA’, ANCHE PERCHE’ I LORO DISTACCHI SONO STATI DRASTICAMENTE RIDOTTI… E PER LORO E’ UN PROBLEMA! NOI DEL SULPL INVECE, SICCOME FACCIAMO SINDACATO PERCHE’ CI CREDIAMO, UTILIZZIAMO ANCHE LE NOSTRE FERIE PER FARE ATTIVITA’! AVENDO PERSO LA LORO CONFEDERAZIONE SONO ALLO SBANDO…
INOLTRE, DA QUANTO CI HANNO RIFERITO, I DIRIGENTI DEL DICCAP SONO APERTI A DIALOGARE CON GLI ISCRITTI DEL CSA GIA’ FUORIUSCITI E CON I LORO DIRIGENTI; COMPRENDIAMO DUNQUE IL MOMENTO CHE STANNO VIVENDO.
IL SULPL CON I SUOI CUGINI DEL DICCAP RISPONDERANNO SEMPRE AD ACCUSE INFAMANTI E COLPI BASSI, SEMPLICEMENTE DICENDO LA VERITA’, SENZA OMETTERE NULLA!!! IL NOSTRO SINDACATO E’ UNA FORZA, POICHE’ SIAMO IL SINDACATO DELLE IDEE… NOI CREDIAMO IN TUTTO CIO’ CHE FACCIAMO, IN MODO ASSOLUTAMENTE DISINTERESSATO, E CI METTIAMO CUORE E PASSIONE! I NOSTRI NOCCHIERI, VISTO CHE ABBIAMO PARLATO DI TRAGHETTATORI… SANNO GUIDARE LA NAVE IN QUALSIASI CONDIZIONE, ANCHE NEI PERIODI DI AVVERSITA’. I TRAGHETTATORI DI TESSERE INVECE, PARE FACCIANO COME I TOPI QUANDO LA NAVE INIZIA AD IMBARCARE ACQUA… SONO I PRIMI A SCAPPARE!!!
W IL SULPL… UNICO E SOLO SINDACATO DI CATEGORIA!!!
ORA CI INCAMMINIAMO VERSO LA RIVA AD ASPETTARE CHE PASSI IL CSA!!!

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E’ incredibile come un’immagine che ti passa d’avanti agli occhi possa avere una forza dirompente e in un attimo riesca ad affollare la tua mente di tanti ricor…di, emozioni, pensieri.
Stasera ho visto il ritratto dell’ Uomo Senza Volto di Renè Magritte e immediatamente ho pensato che nessun’altra immagine potesse più di quella rendere l’idea di ciò che tutti noi appartenenti alla Polizia Locale Italiana siamo per lo Stato, per le nostre Istituzioni e perchè no, anche per alcuni nostri colleghi (che tali non si reputano) appartenenti alle Forze dell’Ordine e ad una parte di cittadini: per tutti loro noi siamo GLI UOMINI IN DIVISA SENZA VOLTO, SENZA IDENTITA’; NOI SIAMO GLI INVISIBILI.
Se riflettiamo, per i pittori in generale, negare il volto equivale a negare l’identità, l’umanità del soggetto; lo Stato, non riconoscendoci gli stessi Diritti e le stesse Tutele dei nostri Colleghi appartenenti alle Forze dell’Ordine è come se volesse negare la nostra Dignità, il nostro essere Uomini e Donne in Divisa e suoi servitori; una madre arcigna che ci sfrutta all’occorrenza, ma poi nulla concede ai suoi figli di serie B. Eppure, scorrendo le immagini l’emozione è inevitabile, i VOLTI sono tanti e ognuno ha una storia: ci sono solo alcuni degli uomini e delle donne in Divisa che sono morti nell’adempimento del Dovere, ci sono i loro familiari che alcun riconoscimento hanno avuto dallo Stato… ma da noi del S.U.L.P.L. si! in più occasioni abbiamo onorato la Loro Memoria, abbiamo formalmente riconosciuto il Valore del Loro estremo Sacrificio (la Vita, che è quanto di più prezioso possa esserci), abbiamo pianto con i Loro Cari.
Facendo passare le immagini vediamo Uomini e Donne in Divisa che ogni giorno, senza esitazione si adoperano, anche senza tutele e anche con pochissimi mezzi a disposizione, per contribuire a dare risposta positiva ai nostri cittadini che chiedono Sicurezza, a causa di una società ormai sempre più violenta, che i nostri Amministratori vogliono far credere idilliaca e bucolica e che invece non permette più ai suoi cittadini di fruire liberamente di spazi e libertà.
Ci sono immagini di Uomini e Donne in Divisa che nonostante tutto, ancora ci credono e ancora vogliono lottare affinchè le cose, per la nostra Categoria, possano cambiare. Le cose DEVONO cambiare!
Un abbraccio a tutti i nostri Colleghi, anche a coloro che non sono più qui con noi, ma che ci guardano da lassù… ed è anche per il loro Sacrificio che dobbiamo continuare a lottare e non dobbiamo arrenderci, mai! UNITI SI VINCE! (Miriam) 12508963_914245478682878_4620788611795151192_n

Con molto rammarico per l’ennesima volta sono qui ad aggiornarvi sull’evoluzione del lavoro finalizzato al miglioramento delle condizioni economiche della categoria deluso per il nuovo flop.

Ci ho provato fino all’ultimo minuto in ora tarda di notte a convincere i parlamentari impegnati in Commissione Bilancio della Camera dei Deputati nelle discussioni sui subemendamenti per fare inserire anche la Polizia Locale tra i beneficiari del bonus di € 80 riservato agli agenti di PS impegnati sulle strade delle città italiane in un periodo altamente rischioso per i pericoli derivanti dalle minacce di attentati terroristici.
Nessuno dei parlamentari contattati è riuscito a fare inserire tra i poliziotti meritevoli di gratifica anche quelli Locali.
Certo non siamo Statali ma sulla strada ci siamo … eccome!
Tra i primi ad intervenire in ogni circostanza.
Quando il cittadino chiama la PL risponde con interventi rapidi.
Quando le altre Forze di Polizia Statali chiamano la PL corre a sostituirle.
Ma quello che nessuno vuole comprendere ancora è che il nostro sacrificio a tutela della Sicurezza dei Cittadini Italiani viene prestato senza alcun riconoscimento e tutela necessari in casi di infortuni gravi o gravissimi (letali).
Ci stiamo provando in tutti i modi incontrando come Sindacato di categoria (Sulpl) parlamentari di ogni schieramento politico e Comandanti promossi a Consiglieri del Presidente del Consiglio dei Ministri che finora ci hanno dato ragione (almeno questa soddisfazione) sulla bontà delle nostre istanze promettendo di esaminare a gennaio le proposte di legge già depositate ed incardinate alla Camera dei deputati e al Senato.
Quanto tempo passerà ancora prima di giungere finalmente al varo di una legge riformatrice della PL che ci metta in condizione di operare da poliziotti veri per garantire la sicurezza urbana integrata con le altre Forze di Polizia Statali presenti nelle Città.
Come è dura la vita di un poliziotto che si sente poliziotto ma viene trattato ancora da tutti come un impiegato che gioca a dare il poliziotto.
Il regalo che chiedo a Gesù Bambino quest’anno è di fare il poliziotto per davvero.
Buon Natale Colleghi !
Sappiate che siamo tra i più preparati professionalmente !
Senza addestramento ce la caviamo a fare anche i Poliziotti !
L’ Anno Nuovo ci regali un nuovo contratto pubblico ed il riconoscimento tanto atteso e meritato.
Ce lo siamo sudato !

di GAETANO DE VINCENZIIS

Legge Quadro integrata di Angelo Tartaglino

STORIE DI INVISIBILI PERDUTI NEL SONNO DELLA RAGIONE_2

INVITO CONVEGNO SICUREZZA URBANA MAGENTA

comunicato della segreteria generale

«ECCO CHI SONO VERAMENTE I VIGILI DI ROMA». LETTERA APERTA AL SINDACO MARINO

on fannulloni, non assenteisti, ma forze al servizio dello Stato che battono le strade affrontando pericoli, spesso senza idoneo equipaggiamento o preparazione, che finanziano con risorse proprie l’acquisto di materiali che il Ministero non passa e rischiano la propria salute su strade dichiarate dall’Asl non idonee al servizio per l’alata concentrazione di sostanze inquinanti. Questo il ritratto inedito che alcuni vigili della Capitale fanno di se stessi e dei propri colleghi in una lettera rivolta al sindaco Ignazio Marino e indirizzata a Fanpage.it. Un appello, non il primo e forse neanche l’ultimo, a guardare l’altra faccia di una categoria che nelle ultime settimane è stata oggetto di critiche durissime, per il clamoroso assenteismo di massa nella notte di capodanno 2014. 

Signor Sindaco, 

siamo Agenti e Funzionari di Polizia Locale della Sua città, i “Vigili Urbani” come la gente ci continua a chiamare, Le scriviamo per dare voce alla nostra amarezza e delusione, al senso di sconforto che rischia di prendere il sopravvento sul senso del dovere verso la divisa che indossiamo, verso questo lavoro in cui abbiamo creduto, in cui abbiamo investito tante energie e che abbiamo sempre svolto con spirito di servizio verso la nostra città e i cittadini. C’è una foto, all’inizio di questa lettera, che le fa da titolo, è un invito a salire a bordo di questa nave, che dicono alla deriva, per conoscere appieno la nostra realtà e governarla al meglio come si governa una nave nel pieno di una tempesta. In questi giorni molti colleghi sconosciuti, da tutte le città d’Italia, ci stanno manifestando la loro vicinanza, perchè chi conosce il nostro lavoro sa che la realtà è diversa da quella che qualcuno, per altri fini, sta cercando di dipingere. Per questo siamo qui a dirLe quello che siamo, da tanti anni, da molto prima dell’inizio del Suo mandato, e quello che Lei stesso potrebbe vedere se salisse a bordo con noi: le nostre giornate, le difficoltà, l’impegno che da sempre mettiamo per tenere a galla questa nave, nonostante le falle e le tempeste. La maggior parte di noi è impegnata, anche da lungo tempo, in Polizia Stradale dove i rischi che continuiamo a correre non sono quelli della corruzione, come si sta cercando di far credere, ma quelli che riguardano la nostra salute: abbiamo lavorato per anni su strade che, solo dopo lunghe battaglie, la ASL ha dichiarato non idonee al nostro servizio per l’alta concentrazione di sostanze inquinanti; abbiamo avuto colleghi investiti e infortunati con conseguenze gravi. 

Nonostante questi ed altri rischi ai quali siamo sempre esposti, compreso il burnout che, come ben sa, caratterizza le professioni d’aiuto, la nostra categoria non è inserita tra quelle usuranti e nulla viene fatto nell’ambito della medicina preventiva: le ultime visite mediche, previste dalla legge, risalgono per noi a ben più di dieci anni fa! Tra i nostri compiti più difficili c’è il rilievo degli incidenti mortali: abbiamo iniziato questa delicata attività senza alcuna formazione nè tecnica, nè psicologica, ciò nonostante, con l’esperienza fatta sul campo e l’aiuto di qualche collega, che aveva competenze personali e pregresse, abbiamo fatto fare un salto di qualità al lavoro e solamente anni dopo il Comando ha attivato dei corsi di formazione. Oggi l’Infortunistica Stradale è un fiore all’occhiello del nostro come di tanti altri Gruppi. Malgrado l’esperienza e la preparazione niente ci mette abbastanza al riparo dal carico emotivo che ci portiamo a casa dopo questi eventi: il dolore dei familiari diventa il nostro e lo portiamo con noi, nelle nostre case, nelle nostre famiglie, anche quando capita, come quest’anno, la vigilia di Natale. Nelle nostre giornate più “banali”, invece, ci muoviamo sul territorio con autovetture che non vengono lavate per mesi, nemmeno dopo aver accompagnato persone in stato di fermo o per accertamenti, eppure il regolamento prevede che vengano sanificate. A volte lo abbiamo fatto a nostre spese all’autolavaggio, così come abbiamo raccolto soldi per sostituire le batterie, le pasticche dei freni di pattuglie e moto di servizio che erano ferme da mesi, o per comprare cavi e toner per il computer degli incidenti stradali. Eh sì! Perchè far collette per fronteggiare situazioni che altrimenti non avrebbero soluzioni è purtroppo un nostro difetto, negli anni si sono ripetute per comperare il materiale di cancelleria, i pasti per le persone in stato di fermo, sempre a nostro carico sono i prontuari ed i Codici per tenerci aggiornati, la partecipazione a convegni di formazione e aggiornamento per i quali usiamo anche le nostre ferie. 


Per anni abbiamo comperato le scarpe della divisa per sostituire quelle in dotazione a cui si staccava il tacco, i pantaloni che dopo due lavaggi diventavano viola, i cappelli che alla prima pioggia diventavano frittelle, le camicie sempre insufficienti per il nostro lavoro su strada; c’è anche qualcuno di noi che usa le proprie ferie per partecipare alle gare sportive dei Campionati Italiani delle Polizie Locali dove rappresentiamo, a nostre spese, la città di Roma. Le nostre giornate più “banali” sono fatte di vicinanza ai cittadini e di problemi da risolvere. Spesso ci arrangiamo e riusciamo a superarli con quelli che chiamano “mezzi di fortuna”, perchè ci rendiamo conto che il cittadino o la situazione necessitano di una soluzione in tempi brevi, nonostante la Sala Radio ci comunichi che la ditta che deve intervenire parte da Frosinone, che il Pronto Intervento ha messo in nota la chiamata, che l’ufficio competente chiude alle 17.00, oppure che di sabato, di domenica o di notte non c’è il servizio. Nelle nostre giornate più “banali” ci siamo anche inventati del lavoro in più! Abbiamo messo a punto un progetto per l’Educazione Stradale nelle Scuole al quale, nello scorso anno, hanno partecipato più di 2400 bambini e ragazzi di 116 classi del nostro Municipio. L’interesse e l’entusiasmo dei ragazzi, l’apprezzamento degli insegnanti, ci hanno ripagato di tanta fatica, del lavoro fatto a casa ben oltre l’orario di servizio, dei soldi spesi (i nostri anche questa volta) per finanziare tutta l’iniziativa: dai premi per il concorso finale sulla Sicurezza Stradale, al materiale usato per gli interventi in classe. Per quelle giornate “banali”, quando arrivavamo a casa stremati avendo aggiunto al traffico, agli incidenti stradali, agli interventi di routine anche tre ore di lezione, nessun ringraziamento è mai arrivato dal Comando, dove non ci si rende conto che con queste attività si stringe il rapporto con i cittadini, si aumenta la sicurezza sulla strada facendo crescere nei giovani la consapevolezza dei rischi ed il senso di responsabilità. 

In questo modo, lavorando anche sulla prevenzione, si può dare del nostro Corpo una immagine positiva. I cittadini, non ci crederà, ci ringraziano spesso perchè di fatto Polizia di prossimità noi lo siamo già da tempo. Il fango che ci viene gettato addosso in questi giorni rischia di rovinare, in modo forse insanabile, proprio quella “prossimità” costruita negli anni, nonchè la nostra immagine e la nostra credibilità. Insomma, tutto il lavoro fatto finora! Potremmo continuare a lungo, Signor Sindaco, perchè tante sono le cose positive che potrebbe conoscere di noi e per questo torniamo all’invito iniziale: Sindaco, salga a bordo! Sarebbe per Lei un onore, prima ancora che un onere, sarebbe il miglior modo per conoscere la realtà di una città e i problemi dei suoi cittadini, per valorizzare – come dice di voler fare – le risorse, le eccellenze e i punti di forza dei suoi dipendenti. Porti con sè collaboratori onesti e competenti, disposti a mettersi in gioco con lo stesso nostro spirito di servizio, per risolvere insieme a noi, e non contro di noi, i problemi di questa città. Su questo ci troverà sempre al Suo fianco e a Sua disposizione.

Queste azioni che non hanno la benchè minima giustificazione sotto nessun punto di vista. Se questi violenti avessero realmente qualcos di dire… lo potrebbero fare in maniera civile e non distruggendo emen che meno fronteggiandosi mascherati ed armati contro la Polizia di Stato. Si vergognino e, direi….”si vergognano certamente” visto che commettono queste azioni mascherati. *****Comunque lo Stato democratico non può perdere contro soggetti simili. La polizia li identificherà di certo. ****** Ma, mi chiedo: …..a fronte di un così folto numero di manifestanti; dove di certo si poteva avere sentore di cosa potesse accadere visto l’oggetto ( ed obiettivo ) della manifestazione ….la “cosa” era stata valutata appropriatamente dai responsabili dell’Ordine Pubblico… oppure l’hanno sottovalutata???? Possibile schierare così pochi uomini ( da quel che si vede dalle immagini naturalmente), in una città capoluogo di Provincia dove di Agent di Polizia di certo ce ne devono essere ben di più di quelli che abbiamo visto… ed esporli a rischi per la propria incolumità che si potevano “evitare…???”. E i cittadini che hanno dovuto subire queste violenze, quali negozianti, residenti, semplici passanti…..che idea si possono fare dell’efficienza di chì era preposto alla Pubblica Sicurezza…????… Poi, mi fermo qui… concludo….”siamo nell’era della globalizzazione, della caduta delle frontiere che ormai sono solo virtuali”…. “era in cui la cultura si è elevata….almeno nei paesi civili”……tutto si può contestare. Ma in termini dialettici e confronto anche aspro… ma democraticamente e senza ricorrere alla violenza e alla prevaricazione. Saluti Paolo P.

diritto di replica su Polizia Municipale Napoli (1)

Da sette diventano cinque. La Forestale esce dal ministero dell’Agricoltura e diventa dipartimento di polizia ambientale della Polizia di Stato. La polizia provinciale – istituita nel 1986 – trasloca nella polizia municipale restando nell’ambito delle polizie locali (con i vigili urbani). La riorganizzazione potrebbe riguardare anche la Polizia Penitenziaria (che dipende dal ministero della Giustizia) destinata a diventare un altro dipartimento della Ps. Ma in questo caso manca ancora l’accordo. Il dado è tratto. E nessuno ha più strumenti nè argomenti per opporsi a uno stato delle cose sinceramente ridondante: nessun paese evoluto, infatti, mantiene sette diverse forze di polizia che insistono su quattro diversi ministeri ma quasi sempre doppiano funzioni e competenze.

Uno spreco enorme di risorse, soprattutto alla voce logistica, cioè sedi, direttivi degli organici e relativi stipendi, strumenti, auto e divise a cui il governo dice basta. E se la sicurezza è un bene primario garantito della Costituzione per cui quello che ci va, ci vuole, l’ex Commissario Carlo Cottarelli ha intravisto in questa voce di spesa tagli per 800 milioni nel 2015 e per 1,7 miliardi nel 2016. E il suo predecessore Carlo Giarda aveva intravisto sprechi per 1,7 miliardi che però non fece in tempo ad attuare.

Viminale e Funzione Pubblica non azzardano cifre su quanti soldi saranno risparmiati passando da sette a cinque forze di polizia. Si parla, in concreto, di poche decine di milioni. Certamente viene da qua una parte, seppur minima, dei 13 miliardi di tagli alla spesa pubblica che saranno illustrati domani dal premier quando presenterà la legge di Stabilità. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano, due settimane fa, ha concluso al Viminale la riunione sui tagli alla vecchia maniera: via il 3 per cento secco e lineare da un bilancio, quello sulla sicurezza, di circa 20 miliardi. Sono circa 600 milioni.

Il veicolo dell’accorpamento delle forze di sicurezza è la delega del disegno di legge di riforma della Pubblica amministrazione. L’articolo 7, comma 1, parla chiaro: “Assorbimento delle funzioni di polizia del Corpo Forestale dello Stato in quelle delle altre forze di polizia e delle amministrazioni locali, ferma restando la garanzia degli attuali livelli di presidio dell’ambiente e del territorio e la salvaguardia delle professionalità esistenti”. Il provvedimento riguarda circa novemila agenti “le cui maestranze saranno salvate e riallocate in uno specifico Dipartimento Ambiente della polizia di Stato” spiega una fonte della Funzione Pubblica. “Il risparmio si avrà sulla logistica, sedi, mezzi, stipendi degli incarichi apicali”. Via subito, ad esempio, i 320 mila euro di stipendio annuale del comandante generale che si accompagna con un nutrito staff. Cura dimagrante anche per i venti comandi regionali.

Sembrano escluse al momento le regioni a statuto speciale, Sicilia, Friuli, le province di Trento e Bolzano e Valle d’Aosta. Che per l’appunto sono anche quelle con il maggior numeri di dipendenti. Al centro di numerosi scandali sono stati e sono i 28 mila forestali della Regione Sicilia (di cui solo 830 a tempo indeterminato, gli altri con contratto a termine e poi sulle spalle dell’Inps). I 10 mila della Calabria per 6.500 kmq di boschi, due volte e mezzo i ranger canadesi che in fatto di boschi hanno qualche incombenza in più rispetto ai colleghi calabresi. “In questo caso – spiega la stessa fonte – contiamo di agire con un emendamento che consenta alla regioni a statuto speciale di muoversi nella stessa direzione”. Non solo riaccorpare ma anche diminuire i contratti degli operai della forestale. I costi della Forestale oggi si aggirano intorno ai 480 milioni di euro.

Sempre un emendamento alla delega sulla Pubblica amministrazione porterà la polizia provinciale nell’ambito delle polizie locali: vigili urbani e polizia provinciale fratelli nella stessa famiglia. Ancora una volta non si tratta di un gran risparmio ma soprattutto di una riorganizzazione che consentirà di disporre meglio delle risorse sia di mezzi che di uomini sul territorio.

Fin qui le cose da fare subito, tra legge di Stabilità e delega sulla Pubblica amministrazione. Tra il 2015 e il 2016 toccherà mettere mano ad ulteriori tagli per un miliardo e 700 milioni. E’ un’ipotesi già operativa quella che immagina l’accorpamento, sempre nella Polizia di Stato, della polizia penitenziaria, 38 mila agenti attualmente sotto il ministro della Giustizia e alla cui guida (Dap) è sempre stato designato un magistrato. I sindacati si trincerano dietro una direttiva europea per cui chi fa indagini non può essere confuso con chi gestisce il sistema carcerario. “La direttiva può essere rispettata prevedendo la separazione netta di queste funzioni” spiega la fonte della Pubblica amministrazione. E’ invece solo un’ipotesi quella che prevede l’assorbimento da parte del Comando generale dell’Arma di circa 60 mila uomini della Guardia di finanza. Operazione delicata. Quasi impossibile. E che pure porterebbe ad un risparmio di circa due miliardi.

Caro Mario, è da un po’ di tempo che pensavo di scrivere quello che segue, chiedendoti se valga la pena di pubblicarlo sul ns. sito perché anche altri Colleghi possano riflettere e far pervenire le loro considerazioni a chi di dovere (ai loro Amministratori, ai Politici ecc.):

- RENZI – Presidente del Consiglio-Capo del Governo si sta consumando il fegato per eliminare l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori asserendo che ciò è dovuto anche per l’uguaglianza che ci deve essere tra i dipendenti  (siano essi delle piccole che delle grandi aziende).

Sta proponendo accorpamenti di alcune Forze di Polizia dello Stato per contenere la spesa pubblica;

Non mi dilungo perché diventerei tedioso e forse anche molto arrabbiato e schifato del sistema e della classe politica  - TUTTA.

E’ mai possibile che lo stesso Capo del Governo, la classe politica tutta e l’intera Categoria della Polizia Locale, non si accorga della vergognosa differenziazione perpetrata nei ns. confronti con l’eliminazione della “causa di servizio” e del mancato riconoscimento di analoghe prerogative invece previste alle Forze di Polizia dello Stato per “incidenti” che gli dovessero accadere durante lo svolgimento del proprio servizio istituzionale?

Ad alcuni miei Concittadini ho fatto questo banale e semplice esempio: Se io (Agente di Polizia Locale), dovessi trovarmi a fare un servizio congiunto con un Carabiniere per un determinato servizio, ed il soggetto che stiamo “controllando”, con un bastone o con un altro oggetto, con la stessa  azione ci spacca il naso o i denti ad entrambi, il Carabiniere ha un “riconoscimento” previsto dalla legislazione, al sottoscritto rimarrebbe il danno e l’amarezza di appartenere ad uno Stato che si chiama Italia, in quanto vede che la Legge non è uguale per tutti.

Con questo semplice esempio credo si possa pretendere che l’uguaglianza venga fatta valere in ogni cosa; come pure per gli anni di servizio/lavoro da maturare per poter beneficiare della pensione, del compenso massimo spettante ad un pubblico dipendente quale stipendio per il lavoro/servizio svolto,come pure per la pensione. E’ una vergogna che Magistrati, Politici ecc. asseriscano che ciò non è modificabile in quanto trattasi di diritti acquisiti; anche il lavoratore “normale” aveva acquisito il diritto di andare in pensione dopo 40 anni di contributi, ma hanno cambiato le regole!

Continuano ad arrivare immigrati e gli danno vitto, alloggio, ricariche telefoniche e qualche euro da spendere e non trovano per Noi Cittadini Italiani le risorse o le possibilità per affrontare e superare questo grave periodo di crisi economica?!

Questo è lo Stato ed il Sistema a cui ho giurato fedeltà ecc. ecc. oltre 31 anni fa?
Achille Da Pra – segretario provinciale di Belluno del SULPL

Lozzo di Cadore 08.10.2014

MILANO – SULPM MILANO30 settembre 21.41.39
La UIL da subito abbandonava il tavolo in segno di protesta per il “trattamento” subito da una loro delegata giovedì scorso presso il salone dell’anagrafe di via Larga da parte di un “vigile urbano” che avrebbe avuto l’ardire, su richiesta di un Direttore Centrale, di chiedere le generalità alla rappresentante sindacale ivi presente, minacciandola, in caso di rifiuto, di ammanettarla e di accompagnarla, anche con la forza, presso l’ufficio di appartenenza. Il SULPL, nella circostanza ribadiva all’Assessore al Personale del Comune di Milano la necessità di fare immediata chiarezza su quanto denunciato, poiché non avrebbe consentito a nessuno di mettere in discussione la professionalità dell’agente intervenuto né tantomeno avrebbe permesso di adombrare il sospetto che il personale della Polizia Locale di Milano utilizzi sistematicamente metodi ed atteggiamenti da “sgherri” al servizio del potente di turno, significando che l’intervento dell’agente era un atto dovuto, che sicuramente non era stato svolto così come rappresentato, e che anche i delegati sindacali hanno l’obbligo di rispettare le leggi dello Stato.

L’Amministrazione Comunale distribuiva del materiale nel quale si evidenziava che, per l’anno in corso, oltre all’assunzione dei 14 agenti già previsti, si sarebbe proceduto all’assunzione di due ufficiali in cat. D, mentre per l’anno prossimo, si prospettava l’assunzione di più di 40 agenti e di circa 12 ufficiali. In questa fase, nella sede della trattativa, si presentavano alcuni lavoratori del Comune di Milano, aventi la qualifica di esecutori dei servizi ausiliari, i quali lamentavano le procedure coatte che disponevano la loro mobilità. Conseguentemente, vista l’intransigenza della parte datoriale di recepire le istanze di questi lavoratori, tutte le OO.SS dichiaravano conclusa la trattativa in corso. Si iniziava un dibattito tra tutti i sindacalisti presenti, al termine del quale si prospettava la possibilità di indire un’assemblea generale di tutto il personale del Comune di Milano al fine di prospettare lo stato di disagio in cui versano i lavoratori.

Il SULPL, pur manifestando la propria solidarietà nei confronti dei suddetti lavoratori, si dichiarava INDISPONIBILE alla mobilitazione della categoria poiché allo stato attuale l’accordo del 2002 non ha subito alcuna modifica peggiorativa né sotto l’aspetto economico, né sotto l’aspetto organizzativo e che, conseguentemente, non avrebbe fornito il pretesto all’Amministrazione Comunale di disdire unilateralmente il precitato accordo, atteso che non avrebbe, come nel passato, permesso di utilizzare la Polizia Locale come testa d’ariete per le rivendicazioni di altri lavoratori.

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Miriam Palumbo ‎GRAZIE MARIO DA PARTE DI TUTTA LA BASE DEL S.U.L.P.L. PER LO SPIRITO DI INCORAGGIAMENTO CHE SEI RIUSCITO AD INFONDERE IN OGNUNO DI NOI; GRAZIE PER LO SPIRITO DI APPARTENENZA CHE HAI SAPUTO FAR EMERGERE. QUELLA DEL “RICORDO” E’ STATA DAVVERO UNA GIORNATA RIUSCITISSIMA! CHI NON HA MEMORIA NON PUO’ AVER FUTURO…

ASCOLTATE LE PAROLE ACCORATE DEL NOSTRO SEGRETARIO GENERALE S.U.L.P.L. MARIO ASSIRELLI:
“…SIAMO I FIGLI MINORI DI UNO STATO ITALIANO CHE NON CI VUOLE RICONOSCERE…UNA MADRE ALLO STATO ARCIGNA…MA NOI CONTINUIAMO NEL NOSTRO PERCORSO…SE LO STATO NON CI AMA NON CI INTERESSA, DEVONO AMARCI I CITTADINI… L’IMPORTANTE E’ CHE CONTINUIAMO A CREDERCI; L’IMPORTANTE E’ CHE CONTINUIAMO A LOTTARE PER QUESTA NOSTRA PATRIA, A TESTA ALTA E CON ONORE!…”

Michele ha scritto: “Una bella giornata colma di spirito di corpo, preghiere per i nostri caduti e …speranze non ancora perse…!!! Mentre a Barletta depositavano una corona ai nostri caduti VIGILI ..i Carabinieri !!! ….tra politici blasonati di seconda o terza mano che manco ci conoscono e pochi uomini in divisa del posto … che forse non si rendevano conto di cosa sono e di quello che stavano facendo. Ovviamente nella remota ipotesi della loro libera coscenza …allora è ancora peggio !!! CHE VERGOGNA”

Egregio Dott. Corrado
Passera

Egregia Segreteria di Italia Unica

vi scriviamo per avere alcune spiegazioni sul vostro programma; mandiamo per
conoscenza questa nostra lettera a tutte le segreterie sindacali e le
associazioni della Polizia Locale Italiana.
Da come avrete intuito vorremmo delle informazioni sul seguente periodo della
parte del Vostro programma inerente la sicurezza:

“Si devono aumentare le risorse destinate alla sicurezza, spostando personale
da amministrazioni che ne hanno in eccesso e, soprattutto, riducendo/eliminando
la proliferazione di polizie locali o settoriali del più vario genere e
concentrando risorse e responsabilità di contrasto al crimine su Polizia di
Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza per il suo comparto di interesse,
coordinandoli e dotandoli di strumenti comuni.”

Da quanto scritto sopra e in special modo dalla parola “soprattutto”,  si
intende che il problema delle sicurezza in Italia per Voi sia l’esistenza delle
Polizie Locali, che sottrarrebbero risorse alle cinque, ripetiamo cinque,
polizie statali che abbiamo in Italia?
Se fosse così, magari abbiamo capito male, ci permettiamo di porvi dieci
domande alle quali, se siete onesti intellettualmente e veramente volete il
bene dell’Italia, presterete la massima attenzione e una volta che vi sarete
dati le risposte, magari cambierete idea.

Sarebbe un buon inizio per un nuovo soggetto politico capire che su un
argomento sta clamorosamente sbagliando e con umiltà correggere il tiro.
Perseverare in gravi errori è invece tipico della vecchia politica italiana…

Vi chiediamo:

1. Perché l’Europa ha emesso una direttiva che vincola gli Stati membri ad
avere un’unica polizia nazionale ad ordinamento civile e le polizie locali?
2. Perché in Italia, anomalia unica nel mondo, abbiamo cinque polizie statali,
di cui due ad ordinamento militare, mentre gli altri stati europei si sono
adeguati, o lo stanno facendo, alla direttiva sopracitata?
3. Che senso ha dal punto di vista logico, gestionale e pratico avere una
Polizia di Stato ed un’Arma dei Carabinieri che coesistono avendo le stesse
identiche funzioni, ma con due apparati completamente distinti, con i costi e
gli sprechi enormi che ne derivano?
4. Perché Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato e Polizia
Penitenziaria, pur avendo specifiche funzioni, utilizzano parte del loro
personale per sovrapporsi a Polizia di Stato e Carabinieri?
5. Perché se in Italia l’evasione fiscale è una piaga sociale così forte solo
la Guardia di Finanza è autorizzata a perseguire l’evasione fiscale ed è un
corpo ad ordinamento militare?
6. Sapete quanto si è sprecato negli ultimi 20 anni, in termini di centinaia
di miliardi, per avere le nostre cinque polizie statali, praticamente una
polizia per ogni ministero, ognuna con i suoi mega dirigenti, elicotteri, navi,
reparti speciali, auto blu, ecc…? Sapete quanto si spreca ancora oggi?
7. Perché in quasi tutti gli stati europei economicamente e socialmente più
sviluppati e molto più sicuri dell’Italia, fra cui la Svizzera, la Germania, il
Regno Unito e i Paesi Scandinavi, si è scelto di sviluppare di più le polizie
locali e di utilizzare le polizie di stato solo per contrastare alcuni speciali
reati come il terrorismo, il crimine organizzato e gli omicidi?
8. Sapete quanto costano alla collettività le Polizia Locali in Italia?
9. Avete un’idea dell’attività operativa delle Polizie Locali in Italia?
10. Sapete che alcuni Corpi di Polizia Municipale italiani sono considerati a
livello internazionale degli esempi di efficienza, come ad esempio le Polizie
Municipali di Milano, Torino e Venezia , solo per citarne alcuni?

Speriamo che vi documenterete e vi darete le risposte a queste domande con
imparzialità e speriamo vogliate condividere le vostre risposte anche con noi,
nel frattempo ci permettiamo di condividere le nostre riflessioni con voi,
magari dal confronto nascerà qualcosa di buono per tutti.

L’Europa impone un solo corpo di polizia nazionale per chiarissimi motivi di
efficienza ed efficacia e lo impone ad ordinamento civile. La direttiva europea
lascia invece ampio margine di discrezionalità sulle polizie locali e questo
perché l’Europa, al contrario di Voi, non vede le polizie locali come uno
spreco ma come un mezzo per rendere più efficiente la sicurezza.

Perché quando l’Europa ci chiede di tagliare le pensioni e lo stato sociale
dobbiamo obbedire e quando invece ci chiede di riformare il comparto sicurezza
la ignoriamo?!
Ci stiamo mettendo decenni solo per fare il numero unico europeo “112” perché
la sua realizzazione va a toccare i vari “orticelli” …

É il malcostume italiano che ha fatto sì che quasi ogni ministero abbia la sua
polizia con i sui relativi bacini di appalti, concorsi ed assunzioni e con la
gestione di un piccolo grande potere privato per ogni ministro, pagato
profumatamente dagli italiani.

Parliamoci chiaro in Italia si è scelto di avere l’abnorme numero di polizie
statali esistenti e di affossare le polizie locali per consentire ai politici
di fare i loro comodi e i cittadini hanno pagato e pagano in termini di tasse e
scarsa sicurezza mentre gli operatori di polizia, sia statali che locali,
lavorano sottopagati e mal organizzati.

Se si unificassero le varie polizie statali in un’unica efficiente polizia
nazionale (Gli stessi operatori stanno raccogliendo le firme in tal senso) e si
riorganizzassero le polizie locali, con riforme simili a quelle fatte nel resto
d’Europa, si potrebbe avere un terzo di poliziotti in meno, aumentando
esponenzialmente la sicurezza e riducendo esponenzialmente i costi.

In Europa un poliziotto, nazionale o locale che sia, percepisce uno stipendio
medio di 3000 Euro al mese, mentre in Italia è in media di 1400 Euro per le
polizie locali e 1800 Euro per quelle statali. Con l’ efficientamento dato da
una vera riforma delle polizie, gli stipendi dei poliziotti potrebbero
tranquillamente essere adeguati alla media europea e le condizioni di lavoro
migliorerebbero molto.
Se si continuerà invece a mantenere le cinque polizie nazionali, anche se
domani abolissimo tutte le polizie locali d’Italia il risparmio sarebbe nullo e
la sicurezza continuerebbe ad essere inadeguata.

Certo le Polizie Locali sono in un limbo normativo, la loro riforma è bloccata
in parlamento da 20 anni. È anche vero che ci sono inefficienze e sprechi anche
nelle Polizie Locali, ma stiamo parlando di briciole, di una goccia nel mare,
se paragonati ai costi delle cinque polizie statali.

Tutta la Polizia Locale Italiana rappresenta solo il 15% del totale degli
operatori di polizia in Italia e gli operatori prendono il 30% in meno di
stipendio rispetto ai colleghi delle polizie statali. Le Polizie Locali non
hanno flotte di navi, elicotteri, aerei, auto blu ecc… (Solo il capo della
Polizia di Stato percepiva fino a qualche mese fa 600.000 Euro all’anno di
stipendio) In più, come succede per tutte le polizie del mondo, le polizie
locali vengono in buona parte finanziate dai proventi delle sanzioni
amministrative che comminano.
Dal 2008 sono state bloccate le assunzioni per gli enti locali senza prevedere
alcuna eccezione per le Polizie Locali, al contrario di quelle statali; dall’
abolizione delle provincie spariranno le Polizie Provinciali e molti comuni
stanno accorpando i propri servizi di polizia municipale per aumentare l’
efficienza…

QUINDI, ALTRO CHE PROLIFERAZIONE!!!!!!!!!!!!!!!!

In Italia la Polizia Municipale rappresenta solo 15% del totale ma fa da sola
una grossa fetta del lavoro di polizia:
Il 60% dei sinistri stradali è rilevato dalle polizie locali, l’80% delle
sanzioni al codice della strada sono elevate dalle polizie locali, il 60% delle
sanzioni amministrative commerciali, edilizie ecc.. sono elevate dalle Polizie
Locali.
Se vogliamo guardare la lotta alla microcriminalità, alle violenze sulle donne
e sui minori, alla contraffazione dei marchi e ai reati ambientali, Vi invito a
verificare gli arresti e le indagini svolte dalle Polizie Municipali e
Provinciali in Italia e a paragonarle, in proporzione, con quelle delle Forze
di Polizia dello Stato, avrete delle belle sorprese, partite da Milano e
Torino.

Concludiamo sperando che vogliate, dopo aver fatto le Vostre riflessioni e
verifiche, modificare il Vostro programma, comprendendo che gli sprechi
miliardari sono da ricercare altrove e che lo sviluppo delle polizie locali in
Italia a livello europeo porterebbe solo risparmi e qualità della sicurezza.

Distinti saluti.

L’Assistente di Polizia Locale Iofrida Domenico

L’Agente Scelto di Polizia Locale Marconetti Attilio

Fierissimi di esserlo!

Blocco stipendi statali anche nel 2015

di Massimo Fagnoni

Non sono esperto di economia, non sono nemmeno uno che legge i quotidiani, e non credo di essere un tipo venale, però mi capita di intercettare i telegiornali dove spesso passa Renzi, ho anche votato Pd alle europee credo, non certo per fede, solo per disperazione.

 

Sono un dipendente pubblico e indosso una divisa, ma attenzione non sono nemmeno un poliziotto, anche se faccio il lavoro dei poliziotti e rischio come loro tutti i santi giorni, perché sono un poliziotto locale, per lo Stato né carne né pesce, dipendente comunale quando chiedo più tutele, agente di polizia quando devo risolvere un problema dall’incidente stradale, alla manifestazione politica.

 

Il mio stipendio è fermo dal 2009, la legge di riforma che ci permetterebbe di avere qualche tutela in più dal 1986.

Adesso mi dicono che anche per il 2015 non ci saranno aumenti e attenzione non si parla solo di aumento dello stipendio, ma anche di mancati scatti di anzianità fermi anch’essi dal 2009, e ritardi nell’erogazione di straordinari.

 

I colleghi della polizia di Stato non ci stanno e minacciano lo sciopero e questa è la risposta del governo copiata e incollata dal sito dell’ ANSA:

 

Da Newport, dove partecipa al vertice Nato, non si fa attendere la replica del presidente del Consiglio, che si è mantenuto in continuo contatto telefonico con il ministro dell’Interno Angelino Alfano.

“Riceverò personalmente gli uomini in divisa – assicura Renzi – ma non accetto ricatti”. Per il premier, è ingiusto in un momento di crisi fare sciopero per un mancato aumento quando ci sono milioni di disoccupati. E da Palazzo Chigi fanno notare che il blocco degli stipendi degli statali era già previsto nel Def, non c’è niente di nuovo. Il governo, spiegano, è disposto volentieri ad aprire un tavolo di discussione con le forze di sicurezza, che sono fondamentali per la vita del Paese. “Ma siamo l’unico Paese – osservano nel palazzo del Governo – che ha cinque forze di polizia. Se vogliono discutere siamo pronti a farlo su tutto. Non tocchiamo lo stipendio né il posto di lavoro di nessuno, ma è ingiusto scioperare in un momento di crisi per un mancato aumento”.

 

Le due frasi in rosso mi hanno colpito, siamo l’unico paese con 5 forze di polizia.

Esatto ma di chi è la responsabilità? Dei poliziotti, dei carabinieri, che ogni giorno sono per strada rischiando come noi agenti della Polizia Locale la pelle? O di chi avrebbe la responsabilità di cambiare le leggi di rinnovare, di riformare?

 

Seconda frase. Il premier non accetta ricatti, ma di quali ricatti sta parlando?

Chi indossa una divisa chi riveste un ruolo di agente o ufficiale di polizia giudiziaria, chi si prende la responsabilità di limitare la libertà altrui per tutelare la collettività, chi rischia per 1400 euro al mese la vita, chi è sempre in prima linea per le strade, non può essere costretto  a fare la fame. Io ricordo a Renzi che siamo noi, tutti noi, quei che indossano le divise, chiamati a difendere i luoghi sacri delle istituzioni dai disoccupati, dagli indignati, dai diseredati e spesso lo facciamo pur comprendendo la disperazione di chi non ha nulla.

 

Ma se lo Stato non riconosce economicamente ai tutori dell’ordine uno stipendio adeguato al loro sacrificio come può pretendere lo stesso livello di efficienza?

Il nostro è sì un mestiere vocazionale, ma se non arrivi alla fine del mese perdi la fede, l’ho già scritto.

Basta guardare in certi paesi dove la polizia è pagata poco e spesso vive di mazzette e corruzione.

Ciò non avviene in Italia, o almeno non in maniera importante.

Alle forze dell’ordine andrebbe riconosciuta l’importanza che da sempre è riconosciuta alla magistratura pagata profumatamente per il suo ruolo istituzionale.

Svilire le divise è un suicidio istituzionale.

Parlare di troppe divise nel paese e ignorare la nostra richiesta di riforma è davvero una  dimostrazione di ignavia imperdonabile.

 

Il senso del dovere … nonostante quello che afferma una parte dello Stato; la parte più indegna ed arruffona, quella più volgare e che in politica esercita solo pubbliche vanità e privati interessi; la parte che invita (gli altri) ad accettare i sacrifici (finalizzati a mantenere i loro inaccettabili eccessivi privilegi). Se la tanto vantata produttività e premialità per chi produce si dovesse applicare alla politica credo che la grandissima parte dovrebbero restituire denaro. Adesso ovviamente gli toglieranno i soldi per i giorni in cui non andrà in servizio. Rimane il fatto che il collega ha agito bene, secondo legge e giustizia, per quello che vogliono i cittadini e le regole istituzionali e del dovere. Certo qualcuno argomenterà che ci sono stralci di sentenze e combinati disposti di norme. Certo ci sono simili stra(l-c)ci, assieme ad altri dettami i che sono in linea con ciò che deve fare una polizia ed i suoi poliziotti, ancorchè locali. Facciamo vincere gli Azzeccagarbugli o la Ragione, la voglia di risparmiare sulle spalle e sulla pelle di chi DEVE erogare sicurezza o il buon senso ? Uniti si vince l’unità di polizia. UNITI nella chiarezza degli intenti tra chi condivide per una sola UNITA moderna polizia civile che coniughi specialità e territorialità, che funzioni per la legalità e per i cittadini e non sia ritagliata ad uso e consumo di ministeri ed enti locali.