
MINISTRO FABIANA DADONE AI SINDACATI
Lettera pubblicata oggi su Il Messaggero.
Gentile Direttore,
viviamo tempi difficili, che si caratterizzano per le continue tensioni in molteplici ambiti, in maniera spesso trasversale e complessa. Frizioni tra i livelli istituzionali e tra i segmenti della società nonché tra il mondo privato e quello pubblico.
Da quando è stato annunciato lo sciopero previsto per il 9 dicembre non nascondo che le giornate non sono trascorse senza un focus, uno scambio di messaggi, call e dossier sul tema. Molte sono le sollecitazioni che giungono, in particolare da una certa parte del mondo politico, paradossalmente persino di più che dalle stesse organizzazioni sindacali. Buona parte dell’opinione pubblica e molte delle categorie economiche hanno commentato negativamente l’annuncio sindacale, considerando talune rivendicazioni poco congrue alla luce del momento particolarmente drammatico che stiamo vivendo. Certi altri, poi, nel modo tipicamente irresponsabile che ne contraddistingue l’azione, provano a divaricare questa crepa prodottasi tra il mondo privato e quello pubblico cercando di rilanciare l’immagine di un corpaccione pubblico fannullone, pretenzioso, negligente e ingiustamente tutelato dalle istituzioni.
Credo, anche per questo motivo, che sia opportuno definire un paio di aspetti e offrire ai lavoratori e alla opinione pubblica, e perché no anche alle stesse organizzazioni sindacali, una prospettiva meno miope, non divisiva, e certamente meno suggestiva dell’immaginario belligerante dello scontro testa a testa, che pure sa affascinare la pancia del Paese.
In primo luogo va dato atto alle stesse organizzazioni sindacali, ivi comprese quelle che non hanno aderito all’annuncio di sciopero, che l’aspetto finanziario è solo uno degli aspetti cui si deve prestare attenzione. E agli stessi va riconosciuta la capacità di poter comprendere che, almeno in questa fase, nuove ingenti risorse per la contrattazione non potranno essere garantite.
Ritengo però che si debba fare di più per le fasce più basse e pertanto sarebbe importante stabilizzare quella misura del tutto temporale e provvisoria che venne introdotta nella tornata 2016-2018 al fine di meglio equiparare l’incremento contrattuale tra chi gode di salari più alti e chi no. L’elemento perequativo, infatti, è stato prorogato nel 2018 in attesa che si definisse il nuovo contratto 2019-2021, sarebbe quindi destinato a essere superato ma in considerazione della sua valenza perequatrice credo rappresenti una misura da rendere strutturale.
Penso, inoltre, che i tempi siano ormai maturi per guardare al futuro del lavoro pubblico con coraggio e con un approccio innovativo. Il lavoro agile è entrato prepotentemente nella vita delle amministrazioni pubbliche: i dirigenti stanno riorganizzando gli uffici, la conferenza unificata ha deliberato il proprio parere favorevole alle Linee guida per l’implementazione del Piano organizzativo del lavoro agile che dovrà essere adottato a partire dal 2021; i dati del monitoraggio offrono spunti interessanti e ormai anche per garantire la erogazione dei servizi e la capacità amministrativa si sta ragionando in termini di reingegnerizzazione dei processi organizzativi.
In tal senso, quindi, anche le relazioni sindacali e la contrattazione 2019-2021 assumono una rilevanza persino maggiore di quanto si pensava fino a 12 mesi fa. Questa tornata contrattuale dovrà rappresentare lo spartiacque: credo valga la pena ragionare, come stiamo facendo con via XX Settembre, sulla riallocazione delle risorse derivanti dai risparmi che il lavoro agile porterà con sé prevedendo che una parte di queste finisca nei fondi delle amministrazioni per la contrattazione decentrata integrativa, così da poter valorizzare il personale investendo in formazione continua, in benessere organizzativo, etc.
La ringrazio per lo spazio offertomi perché forse oggi più che mai fermarsi a riflettere su aspetti concreti fuori da ideologismi e prese di posizione può rappresentare la sliding door tra continuare a vivere nel passato e iniziare a vivere nel futuro.
Alla C.A. Ministro per la Pubblica Amministrazione
Egr. Onorevole Fabiana Dadone.
Invio mezzo Pec
Oggetto: Statuto dei Lavoratori – Applicabilità _ richiesta incontro in remoto.
Egr. Onorevole,
Le scrivo in rappresentanza degli operatori di Polizia Locale in qualità di Segretario Generale del Sindacato Unitario Lavoratori Polizie Locali (SULPL).
Vorrei sottoporre alla Sua attenzione una seria problematica che ha investito tutto il settore del pubblico impiego “privatizzato” ex art. 2 del Testo Unico Leggi Pubblico Impiego; ovvero la scarsa se non nulla, trasparenza e democrazia che sussiste, grazie al non rispetto dello STATUTO DEI LAVORATORI, nel sistema delle relazioni sindacali ed in particolare della c.d. rappresentatività.
L’accordo quadro siglato nel 1998 tra l’ARAN e le rappresentanze sindacali ha sancito le regole per il diritto ad accedere alle trattative di primo e secondo livello, e le prerogative in capo agli organismi sindacali rappresentativi.
Tale accordo è il frutto della prepotenza, presupponenza e tracotanza di CGIL CISL e UIL che si permettono di definire chi ha diritto a cosa, a discapito di chi rappresenta invece la maggioranza dei Lavoratori di un determinato settore (in particolare della Polizia Locale), ma che ha notevoli difficoltà ad avere i numeri per la rappresentatività essendo la categoria (c.a. 58.000 operatori) inserita all’interno di un comparto che contiene oltre 600.000 dipendenti.
Questo nulla sarebbe se non che nell’accordo di cui sopra si CALPESTA lo STATUTO DEI LAVORATORI, Legge dello Stato, di rango decisamente superiore ad un accordo sindacale.
Accade che sono state trattate alla stessa stregua le PREROGATIVE e i DIRITTI fondamentali dei Lavoratori confondendole, mischiandole, fino al punto di far venir meno il DIRITTO di ASSEMBLEA, se non si è rappresentativi, nonché il DIRITTO di accedere alla CONTRATTAZIONE decentrata.
Per intenderci, un Sindacato “rappresentativo” a livello nazionale pur non avendo iscritti in una certa Amministrazione accede alle trattative; mentre, paradossalmente, un Sindacato che ha la maggioranza degli iscritti nella stessa Amministrazione ma non ha la rappresentatività nazionale, NON PUO’ ACCEDERE.
Come può definirsi normale, democratico, trasparente un sistema di relazioni sindacali improntato all’esclusione senza dialettica alcuna?
Diventa una vera e propria LOBBY.
Noi non pretendiamo che Lei cambi le regole, abbiamo già iniziato un percorso diverso per riottenere il Diritto di rappresentanza nazionale; il nostro desiderio è che Lei intervenga, per ripristinare ciò che la LEGGE definisce e che un misero accordo ha cancellato; nulla più che, come nel rapporto di lavoro privato, è vigente e operativo:
Oggi i “signori” della rappresentatività hanno chiesto e ottenuto il rinvio delle RSU, noi pensiamo non solo per la paura di ottenere risultati deludenti, ma anche per impedire ancora per almeno due anni l’accesso ad altri Sindacati che l’avrebbero senza dubbio ottenuta, e quindi gestire ancora il potere a discapito dei Lavoratori.
Le rivolgiamo cortese istanza affinché, proprio in ragione del differimento delle elezioni per le RSU, intervenga definendo “regole provvisorie” che consentano per questo periodo l’accesso alle trattative per i contratti decentrati anche ai sindacati per ora non rappresentativi a livello nazionale, ma che hanno propri iscritti all’interno dell’Ente Locale interessato.
Con questo intervento porrebbe fine ad un vero e proprio stato di illiceità nei confronti dei Lavoratori Pubblici con contratto privatistico e di divergenza con una Legge dello Stato.
Certo di aver Le fornito spunti di riflessione anche per i futuri accordi quadro, sono convinto che grazie alla Sua sensibilità democratica ricercherà soluzioni adeguate pe il problema posto.
Le auguro buone festività e buon lavoro porgendoLe distinti saluti.
Il Coordinatore Nazionale visto:
Paolo Sarasini Il Segretario Generale
Mario Assirelli
Modena-Piacenza,04.12.20
Pensiero sullo sciopero indetto dalla triplice sindacale – analisi del DICCAP (CSE - F.L.P.L.)
Purtroppo, come era prevedibile, la proclamazione dello sciopero da parte di CGIL, CISL e UIL per il prossimo 9 dicembre, ha reso questo percorso più accidentato e difficile, dando fiato non solo alle posizioni di chi lo ritiene intempestivo e non motivato, ma anche a tutti quei portatori di specifici e ben individuati interessi, che vogliono approfittare di questo scivolone di una parte del fronte sindacale, per rilanciare le politiche di smantellamento del lavoro pubblico, di ridimensionamento dei diritti, di nuove privatizzazioni, mettendo in discussione il ruolo, la funzione, la dignità e la professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno dimostrato, ancora una volta, durante questa tragica pandemia, di essere la spina dorsale del Paese. Non discutiamo il diritto allo sciopero, che rispettiamo, anche se in questo momento non lo riteniamo opportuno, per la necessità di non far mancare neanche per un giorno i servizi e le prestazioni rese dalle Pubbliche Amministrazioni, ai cittadini e alle imprese, in questo grave periodo di emergenza sanitaria ed economica, i cui riflessi sono ancora incalcolabili. Il Diccap – CSE - FLPL è il sindacato che, non solo ha rivendicato il diritto al rinnovo dei contratti pubblici, ma è anche l’unico, che le con proprie iniziative giurisdizionali, ha ottenuto la sentenza n. 178/2015 della Corte Costituzionale che ha cancellato il reiterato blocco del rinnovo dei contratti pubblici protrattosi per oltre 10 anni. Nessuno più di noi, quindi, ha le carte in regola per rivendicare con forza il rinnovo dei contratti, scaduti a dicembre 2018.
E lo stiamo facendo in questa occasione, sia sollecitando l’Aran all’esame della nostra proposta per un nuovo ordinamento professionale (diritto alla carriera e nuovi profili professionali) e per una moderna organizzazione del lavoro, dei processi, della riforma della polizia locale, riorganizzare le Assistenti Sociali e i servizi demografici, sia incalzando il Governo e il Parlamento ad adottare tutte quelle misure legislative necessarie a superare gli attuali vincoli economici e normativi che ci impediscono di andare in tale direzione.
SUPERAMENTO DEL TETTO MASSIMO PREDEFINITO DEI FONDI RISORSE DECENTRATE
Il Diccap ha chiesto di abrogare le norme che prevedono il divieto di superamento dell’entità delle risorse dei Fondi Risorse Decentrate delle singole Amministrazioni, già nelle disponibilità delle stesse, e quindi senza aggravio per il bilancio dello stato, rispetto a quelle predeterminate e cristallizzate negli anni precedenti (2015/2016). Ciò al fine di poter implementare gli istituti della produttività collettiva e individuale, valorizzare le posizioni organizzative e di responsabilità, permettere il dispiegarsi delle progressioni economiche e il riconoscimento del merito.
È necessario che venga portata a regime la possibilità per le Amministrazioni, ora limitata e adottata in via sperimentale per un triennio, poi prorogato sino al 31.12.2021, di prevedere procedure concorsuali di passaggio tra le aree. Chiediamo anche di derogare per il personale in servizio al possesso del titolo di studio previsto per l’accesso dall’esterno, valorizzando quello immediatamente inferiore, riconoscendo all’esperienza professionale e alla formazione conseguita, il valore di credito formativo, e chiediamo inoltre l’aumento della percentuale riservata agli accessi dall’interno all’area superiore dal 30 al 50 per cento. DELEGIFICAZIONE DELLE MATERIE RELATIVE ALL’ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO
Abbiamo chiesto, attraverso la nostra confederazione C.S.E., di abrogare quelle norme che negli ultimi anni hanno riservato alla legge tutti i provvedimenti legati all’organizzazione del lavoro, ingessando ogni azione di semplificazione e di miglioramento organizzativo che oggi resta unicamente nella disponibilità della dirigenza e della burocrazia.
Rivendichiamo la necessità di definire la portata dei controlli agli accordi sottoscritti in sede di contrattazione integrativa riservandola alla correttezza del rispetto dei vincoli economici e delle disposizioni previste nei Contratti collettivi nazionali. Ciò in quanto gli Uffici dell’IGOP e della Funzione Pubblica entrano nel merito delle scelte delle parti contraenti, esulando dalle proprie specifiche competenze, o fornendo interpretazioni di parte che non trovano fondamento nei CCNL e nelle stesse norme. Questo provoca ritardi nella stipula dei Contratti integrativi, lunghissimi tempi di certificazione, ostacoli all’utilizzo delle risorse, vanificando il ruolo e gli ambiti della contrattazione integrativa.
Queste sono solo alcune parziali proposte necessarie per poter iniziare un percorso capace di permettere la stipula di un contratto dignitoso. Ma vi è anche un orizzonte più ampio.
Le risorse del recovery fund, e quelle contenute nella legge di bilancio, possono e debbono essere l’occasione per un concreto rilancio delle azioni e delle attività delle nostre Amministrazioni, per decenni governate solo dalla logica dei sacrifici e della riduzione dei costi, che hanno portato a situazioni ormai ingestibili in termini di organici e di ricambio generazionale, di riconoscimento delle professionalità e delle carriere, di investimenti tecnologici e infrastrutturali, di digitalizzazione dei processi e di formazione degli addetti. Pertanto il rinnovo dei contratti di lavoro diventa un pezzo importante nella strategia di rinnovamento e di rilancio economico e sociale del Paese. Con questa convinzione continueremo a portare le nostre idee e il nostro contributo a tutti i livelli, senza fare sconti a nessuno, coinvolgendo da un lato i lavoratori, il cui impegno permette ogni giorno, in situazioni precarie, di rispondere alle richieste e alle aspettative dei cittadini e del Paese, e dall’altro, promuovendo alleanze con tutte le forze sane e avvedute, consapevoli dell’importanza e del ruolo che deve avere la nostra Pubblica Amministrazione. Immaginiamo che anche Cgil, Cisl e Uil si stiano rendendo conto dell’inopportunità della scelta operata e confidiamo che possano decidere di ricostituire un’unitarietà di azione sindacale per raggiungere gli obiettivi comuni nell’interesse dei lavoratori pubblici e del Paese.
Il Sulpl riconosce come fondamentale il diritto allo sciopero, che negli anni ha rappresentato una conquista per tutti i lavoratori a garanzia delle loro tutele costituzionalmente garantite. Senza permetterci di entrare nel merito delle motivazioni che hanno indotto le segreterie Nazionali di Cgil, Cisl e Uil ad indire uno sciopero nazionale, organizzato a 'cavallo di un lungo ponte' ed in un periodo pandemico come quello che il paese sta attraversando, il Sulpl, il sindacato della Polizia Locale italiana vuole tuttavia precisare che i lavoratori della sicurezza locale in generale e quella di Modena in particolare non faranno alcun 'ponte''. Così in una nota il sindacato della polizia locale commentando lo sciopero annunciato per mercoledì dal pubblico impiego (qui la notizia).
'Il servizio non solo sarà garantito senza difficoltà da oggi a mercoledi prossimo per le consuete attività di presidio del territorio e di controllo dettati dai DPCM Covid, ma viste le difficoltà che si potranno creare alla circolazione ed in prossimità dei ponti sul fiume Secchia, sono state reclutati, senza difficoltà e con poche ore di preavviso altri Agenti oltre a quelli già previsti in turno, a partire dalla serata di oggi per questa ulteriore 'emergenza', a conferma della vicinanza alla collettività - continua il Sulpl -. La normativa nazionale che regola il diritto di sciopero prevede l'obbligo per le Amministrazioni di individuare formalmente dei contingenti per garantire i servizi minimi essenziali, siamo, pero', certi che si registrerà scarsa adesione allo sciopero e quindi i Cittadini potranno continuare a contattare anche il 9 ottobre la Polizia Locale; in data 7 alcuni uffici del Comando, presidiati quasi esclusivamente da personale amministrativo saranno non accessibili al pubblico a seguito di accordi sindacali intercorsi da mesi, molto prima dell'indizione di uno sciopero che la maggior parte dei cittadini, e non solo, non comprenderà; forse, invece, allontanerà ancora di piu' gli stessi dai dipendenti pubblici e dai sindacati confederali organizzatori'.
Il SULPL di Milano e della Lombardia non aderirà allo sciopero del pubblico impiego indetto dalle OO.SS Confederali
per il giorno 9 dicembre 2020.
La sigla sindacale in intestazione, pur condividendo buona parte delle rivendicazioni che hanno determinato lo Sciopero Generale del Pubblico Impiego del 9 dicembre 2020, con la presente comunica che non aderirà a detta astensione dal lavoro.
In analogia a quanto dichiarato in sede di conciliazione avvenuta presso la Prefettura di Milano in data 26 novembre 2020, il DiCCAP/Sulpl, in considerazione del delicato momento che sta vivendo il Paese, ritiene fuori luogo creare ulteriori e inutili tensioni ai nostri concittadini già duramente colpiti dalla pandemia in atto.
Per quanto sopra riferito, pur lasciando ai colleghi di Milano e della Lombardia la massima libertà di adesione a questa forma di lotta, invita gli stessi a continuare come sempre a prestare la loro opera meritoria a favore della cittadinanza anche durante la giornata di sciopero del 9 dicembre 2020.
Milano,7 dicembre 2020
La Segreteria Sulpl di Milano e della Lombardia