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PRESIDENTE: TU QUOQUE DEFENSOR FIDEI !!! MATTARELLA ...ANCHE TU ...

LETTERA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA - AI PRESIDENTI DI CAMERA, SENATO E CONSIGLIO DEI MINISTRI - E AL PARLAMENTO ITALIANO - RISPOSTA ALLE GRAVI AFFERMAZIONI FORMULATE PER LA PROMULGAZIONE IN LEGGE DEL DECRETO SICUREZZA BIS 

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Sindacato Unitario Lavoratori Polizia Locale

Segreteria Generale

V.le Gramsci 265 – Modena

Al Presidente della Repubblica

Sergio Mattarella

Al Presidente del Consiglio

Giuseppe Conte

Al Presidente del Senato

Maria Elisabetta Alberti               Casellati

Al Presidente della Camera       dei Deputati

Roberto Fico

TU QUOQUE DEFENSOR FIDEI…

Anche il Presidente della Repubblica mortifica la Polizia Locale.

 

Ill.mo Presidente Mattarella,

dopo aver letto le sue eccezioni al Decreto Sicurezza bis è doveroso chiederLe se queste sono state da Lei stesso eccepite o suggerite da qualche funzionario in malafede. In particolare, pur non entrando nel merito della promulgazione, che non è compito di questa O.S., con riferimento alle considerazioni al reato di oltraggio a Pubblico Ufficiale da Lei minimizzato su alcune figure che svolgono FUNZIONI PUBBLICHE, vorremmo farle presente che:

  • La “funzione” pubblica, proprio perché tale è a difesa e a tutela della comunità rispetto al diritto di un privato. Pertanto offendere, oltraggiare o in qualche modo minimizzare chi difende la società è maleducazione civica, che sempre e comunque dovrebbe essere adeguatamente punita, in modo tale che rimanga salvo il principio che il benessere collettivo deve prevalere su quello individuale.
  • Siamo convinti che la reintroduzione dell’educazione civica nelle scuole sia un mezzo per promuovere il rispetto dei cittadini nei confronti delle Istituzioni e porre in primo piano la valenza della comunità e dei suoi valori. Il permettersi di insultare un insegnate o offendere la funzione di chi è deputato al controllo dei ticket non è solo indice di maleducazione ma anche di disprezzo e di disconoscimento delle regole e del ruolo pubblico di chi comunque rappresenta lo Stato e quindi i cittadini.

La Categoria è ferita dalle Sue affermazioni anche per il fatto di essere stati etichettati come “vigili urbani” dal Presidente della Repubblica che è lo stesso che ha firmato più Decreti Sicurezza i quali hanno riconosciuto a più riprese le funzioni, le tutele e gli strumenti per i lavoratori della POLIZIA LOCALE, che nulla ha più a che fare con il retaggio arcaico del vigile urbano.

Probabilmente perché qualcuno finalmente si è reso conto che i nostri Agenti fanno lo stesso identico lavoro e corrono gli stessi rischi delle Forze di Polizia ad ordinamento statale, spesso sacrificando la vita esattamente come loro e perché il contesto in cui si opera è totalmente mutato in peggio rispetto al passato.

Non sappiamo se l’aver definito questa Categoria come quella dei vigili urbani sia stata una cosa voluta da parte Sua, cosa che sinceramente sarebbe grave visto il Suo ruolo, o se sia stato pilotato da qualcuno che ha tutto l’interesse di continuare a tenerci nell’ombra per timore di perdere immagine e potere.

Un Presidente della Repubblica dovrebbe essere garante dei Diritti di tutti ed essere super partes. E’ inaccettabile essere definiti riduttivamente “vigili urbani” da Lei, definizione nella quale è contenuta anche una chiara accezione dispregiativa.

Vorremmo che il nostro Presidente della Repubblica conoscesse molto bene l’operato di una intera Categoria che ogni giorno si adopera per il bene della Collettività; un Presidente che se così fosse non avrebbe fatto differenze tra coloro che svolgono funzioni pubbliche, in particolar modo tra coloro che indossano una Divisa e sono a presidio della Sicurezza della Nazione nei territori.

Noi abbiamo compreso perché Lei ha evidenziato la mancanza di ulteriori tutele per i Magistrati in udienza. Comprenda anche Lei il nostro sgomento di fronte alle Sue esternazioni su quanto la norma prevede sulla Polizia Locale ed altre categorie che svolgono pubbliche funzioni. Siamo certi, di una Sua seria riflessione riguardo alle Sue esternazioni inviate alle Camere.

Distinti saluti.

Il Sindacato maggiormente rappresentativo della Polizia Locale.

Modena, 9 agosto 2019

                                                                                                                                                  Il Segretario Generale

                                                                                                                                                             Mario Assirelli        

 

Decreto sicurezza bis: Mattarella promulga e invia lettera ai Presidenti di Senato, Camera e del Consiglio dei Ministri

C o m u n i c a t o

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha promulgato la legge di conversione del decreto legge 14 giugno 2019, n. 53 recante "Disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica”, ed ha contestualmente inviato una lettera ai Presidenti del Senato della Repubblica, Maria Elisabetta Alberti Casellati, della Camera dei Deputati, Roberto Fico, e al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte.

Qui di seguito il testo:

«Signor Presidente,
ho promulgato in data odierna la legge di conversione del decreto legge 14 giugno 2019, n. 53 recante "Disposizioni urgenti in materia di ordine e sicurezza pubblica”, approvata in via definitiva lo scorso 5 agosto e che interviene, a breve distanza di tempo, su ambiti normativi già oggetto di modifiche da parte del Decreto legge n. 113 dell’ottobre 2018.
I contenuti del provvedimento appena promulgato sono stati, in sede di conversione, ampiamente modificati dal Parlamento e non sempre in modo del tutto omogeneo rispetto a quelli originari del decreto legge presentato dal Governo.
Al di là delle valutazioni nel merito delle norme, che non competono al Presidente della Repubblica, non posso fare a meno di segnalare due profili che suscitano rilevanti perplessità. 
Per effetto di un emendamento, nel caso di violazione del divieto di ingresso nelle acque territoriali - per motivi di ordine e sicurezza pubblica o per violazione alle norme sull’immigrazione - la sanzione amministrativa pecuniaria applicabile è stata aumentata di 15 volte nel minimo e di 20 volte nel massimo, determinato in un milione di euro, mentre la sanzione amministrativa della confisca obbligatoria della nave non risulta più subordinata alla reiterazione della condotta.
Osservo che, con riferimento alla violazione delle norme sulla immigrazione non è stato introdotto alcun criterio che distingua quanto alla tipologia delle navi, alla condotta concretamente posta in essere, alle ragioni della presenza di persone accolte a bordo e trasportate. Non appare ragionevole – ai fini della sicurezza dei nostri cittadini e della certezza del diritto – fare a meno di queste indicazioni e affidare alla discrezionalità di un atto amministrativo la valutazione di un comportamento che conduce a sanzioni di tale gravità. 
Devo inoltre sottolineare che la Corte Costituzionale, con la recente sentenza n. 112 del 2019, ha ribadito la necessaria proporzionalità tra sanzioni e comportamenti.
Va anche ricordato che, come correttamente indicato all’articolo 1 del decreto convertito, la limitazione o il divieto di ingresso può essere disposto “nel rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia”, così come ai sensi dell’art. 2 “il comandante della nave è tenuto ad osservare la normativa internazionale”. Nell’ambito di questa la Convenzione di Montego Bay, richiamata dallo stesso articolo 1 del decreto, prescrive che “ogni Stato deve esigere che il comandante di una nave che batta la sua bandiera, nella misura in cui gli sia possibile adempiere senza mettere a repentaglio la nave, l’equipaggio e i passeggeri, presti soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizioni di pericolo”.
Il secondo profilo riguarda la previsione contenuta nell’articolo 16 lettera b), che modifica l’art. 131 bis del codice penale, rendendo inapplicabile la causa di non punibilità per la“particolare tenuità del fatto” alle ipotesi di resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale e oltraggio a pubblico ufficiale “quando il reato è commesso nei confronti di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni”.
Non posso omettere di rilevare che questa norma – assente nel decreto legge predisposto dal Governo - non riguarda soltanto gli appartenenti alle Forze dell’ordine ma include un ampio numero di funzionari pubblici, statali, regionali, provinciali e comunali nonché soggetti privati che svolgono pubbliche funzioni, rientranti in varie e articolate categorie, tutti qualificati – secondo la giurisprudenza - pubblici ufficiali, sempre o in determinate circostanze. Tra questi i vigili urbani e gli addetti alla viabilità, i dipendenti dell’Agenzia delle entrate, gli impiegati degli uffici provinciali del lavoro addetti alle graduatorie del collocamento obbligatorio, gli ufficiali giudiziari, i controllori dei biglietti di Trenitalia, i controllori dei mezzi pubblici comunali, i titolari di delegazione dell’ACI allo sportello telematico, i direttori di ufficio postale, gli insegnanti delle scuole, le guardie ecologiche regionali, i dirigenti di uffici tecnici comunali, i parlamentari.
Questa scelta legislativa impedisce al giudice di valutare la concreta offensività delle condotte poste in essere, il che, specialmente per l’ipotesi di oltraggio a pubblico ufficiale, solleva dubbi sulla sua conformità al nostro ordinamento e sulla sua ragionevolezza nel perseguire in termini così rigorosi condotte di scarsa rilevanza e che, come ricordato, possono riguardare una casistica assai ampia e tale da non generare “allarme sociale”. 
In ogni caso, una volta stabilito, da parte del Parlamento, di introdurre singole limitazioni alla portata generale della tenuità della condotta, non sembra ragionevole che questo non avvenga anche per l’oltraggio a magistrato in udienza (di cui all’articolo 343 del codice penale): anche questo è un reato “commesso nei confronti di un pubblico ufficiale nell’esercizio delle proprie funzioni” ma la formulazione della norma approvata dal Parlamento lo esclude dalla innovazione introdotta, mantenendo in questo caso l’esimente della tenuità del fatto.
Tanto Le rappresento, rimettendo alla valutazione del Parlamento e del Governo l'individuazione dei modi e dei tempi di un intervento normativo sulla disciplina in questione».

 Roma, 08/08/2019